In questa notte,
chiusa nel mio silenzio,
penso.
A tutte le cose che vorrei
e che non posso.
Avrei acceso ogni stella del tuo cielo stasera,
per regalarti l’emozione di ammirare l’immenso
e di riuscire a sentire sulla pelle il calore
di questa notte magica,
anche se per il mondo è solo
un gelido Febbraio.
Prendendoti per mano,
ti avrei portato a sbirciare di nuovo
quella lingua di sabbia,
che il mare increspato d’inverno
accarezzava dolcemente,
alla luce tenue del mattino.
Nella nebbia avrei disegnato con le dita
la porta di quel paradiso incantato,
in cui nessun uomo è mai stato,
ma in cui noi ci siamo incontrati
per la prima volta.
Tra le pieghe del tuo maglione
avrei disegnato il mio corpo,
affinché fosse infinito l’abbraccio
di questa notte con te.
Se avessi potuto realizzarlo,
in queste mie ore vuote,
con la penna avrei scritto
il tuo sogno più bello
per regarlo a te.
Parole, distratti pensieri
fluttuano rompendo il silenzio
graffiando il cuore.
Incertezza nel tuo sguardo
che si difende dal mio
e dissolve la magia.
Intensi attimi di noi
diventati ora malinconia
e veli di tristezza
che si spiegano davanti agli occhi
per dar vita a lacrime,
frammenti di ciò che eravamo.
Io, tu, noi.
La favola sbagliata,
l’amore impossibile,
l’ardente passione,
il folle desiderio,
l’infinito bisogno.
Osservo i ricordi,
li conto insieme alle stelle
sotto il chiarore di questa luna
mentre il freddo invade l’anima
e il calore delle tue braccia
è ormai lontano.
Lasciarti andare, trattenerti.
Vendere la mia felicità per una ferita
che non vuole abbandonare il cuore e l’anima
che stretti tra le tue grandi e dolci mani
si addormentarono teneramente quella notte
e ancora sognano di vivere la vita con te.
Cosa rimane di Me,
niente più di un brandello di carta
tenuto saldo con un filo
alla ragnatela dei pensieri.
La fragile barca del ricordo
non vuole lasciare la sua baia,
si aggrappa alla riva
con la forza delle emozioni, delle sensazioni.
Conto i granelli di sabbia,
i miei errori.
Infiniti, irreparabili,
piccoli ma interminabili.
Cosa rimane di me,
di questo amore nato fra le lenzuola
che sta morendo
perché io ho abbandonato il suo letto,
perché io ho cercato altra vita
fuori dalle mura di questa casa.
L’angelo che era custode della mia essenza
è rimasto lì, dietro la porta,
mi osserva mentre mi allontano,
ma non muove un gesto per trattenermi.
Nella malinconia che sento
osservando dalle quinte la scena
il logorante addio,
prego che la sua mano si ricongiunga alla mia,
ma mi ritrovo improvvisamente sola.
Forse questa doveva essere la fine,
forse questo è quello che dovevo vedere,
forse è questo che mi deve far trovare la forza
di andare lontano,
verso un’altra vita.
La Mia.
Ascolto,
questo silenzio avvolgere l’anima
mentre la sua mano si avvicina
con ferocia inaudita su di me.
Lacrime, in una notte d’estate
rigano ripide lungo il viso
tracciando i segni di una malata sofferenza.
Voglia di morire.
Quella mano si tende ancor di più
verso questo essere inerme
per esaudire il suo ultimo desiderio.
Tutto d’improvviso tace.
Il ricordo.
Lo sguardo sereno.
Quel coraggio che avrebbe sconvolto il mondo.
Quell’amore che avrebbe vinto contro ogni cosa.
Quella passione che avrebbe tenuto acceso il desiderio.
Di vita. Di vivere. Di vincere.
Respirare ancora e lasciar battere il cuore
per poi farlo volare in alto.
Quel corpo ormai esausto si sottrae finalmente al buio.
Lottare ancora.
Per qualcosa di impalpabile che forse non arriverà mai.
Per non accettare la sconfitta.
Per un sogno.
Così la mano si allontana nelle tenebre.
Tornerà ancora.
Ma non adesso.
Non così presto.
Non prima di aver scolpito nella memoria
altri istanti di sconfinata felicità.
Se,
solo per un attimo,
tu potessi guardarti
con i miei occhi
forse capiresti.
Disegnato sul tuo sorriso
vedresti il sole
che scaldava il mio cuore
in quei giorni che oggi
sono lontani.
Nel tuo sguardo
troveresti il rifugio,
l’angolo di paradiso,
in cui mi perdo
ammirandolo.
Sulle linee delle tue mani
leggeresti il brivido,
lento e feroce,
che attraversa il corpo
percorso
dalle tue dita timide.
Nei tuoi gesti
scopriresti
la parte più dolce di te
che ho trovato,
annaspando a mani nude,
nel ghiaccio tagliente che
avvolge difensivo il tuo io.
Se,
solo per un attimo,
tu potessi guardarti
attraverso i miei occhi
forse capiresti
perché ti amo.
Cammino attraverso noi,
percorrendo la strada dei ricordi,
degli attimi che ci sono appartenuti,
della polvere che abbiamo calpestato a piedi nudi.
Tu sei accanto a me
prendi la mia mano
prometti di non lasciarmi mai sola
sarai al mio fianco passo dopo passo.
Ma scrutando il tuo sguardo mi accorgo
che quella è solo l’ennesima bugia.
Così la triste verità che colgo nei tuoi occhi
si accanisce sulla mia anima,
come un lupo che divora la sua innocente preda.
Improvvisamente sento la presa farsi sempre più debole
Mi volto, non sei accanto a me.
Guardo indietro, ti stai allontanando lentamente,
cercando di disegnare con dolcezza i passi mentre esci dalla mia vita
Se avessi la forza di dirti
quello che sempre ho portato dentro
e che ti vorrei dire ora,
forse riuscirei
a far tornare luce su ciò che è stato
e che non sarà più.
Su un amore conosciuto
ma mai avuto,
sui teneri e dolci momenti,
che ormai appartengono solo
ad un remoto passato
che nessuno potrà mai cancellare,
che io non potrò mai dimenticare.
Tutte le volte che invano
avrei voluto dirti “Ti Amo”,
per poi abbracciarti, baciarti, toccarti,
come con nessuno io ho fatto mai.
Poi paure.
Il timore di sbagliare ancora,
ed ora il rimorso di non aver sbagliato,
di non aver neppure tentato.
Rimpiango troppe cose,
sempre desiderate e mai fatte
solo per il terrore di perdere Te.
Tu,
la stella più luminosa del mio cielo,
acqua nel deserto
luce dei miei giorni,
calore nelle mie fredde notti.
Ora che non ti ho più
e tornano alla mente i ricordi,
come se li stessi vivendo ancora.
Sento su di me il tuo profumo,
accanto a me il suono della tua voce,
ma è solo illusione.
Ti amavo,
e per sempre ti porterò
nel mio ormai infranto cuore
che viveva di te.
Ora che tu non ci sei
sento solo il rumore dei suoi battiti decelerare
Sto per toccare il fondo.
Guardo la bambina,
gioca sorridente sulla riva,
innocentemente sogna e disegna
il castello incantato,
con la sabbia
tiepida, bagnata.
Basta una sola onda,
la piccola fortezza
scivola via,
trasportata dall’acqua
gelida e salata.
La vedo persa
tra le righe di un foglio,
scrivere i suoi pensieri
malinconici, tristi.
D’improvviso stringe,
carta e lacrime in un pugno,
che getta nel fuoco di un camino
assieme a qualche allegra fotografia,
vecchia di ricordo.
Eccola lì,
con il cuore pieno d’amore.
E’ tra le braccia
di colui che la ama,
che l’ha resa Principessa
del suo cuore,
del Regno delle pagine,
ma piene d’amore.
E’ grande.
E’ forte.
Non teme più l’onda.
Non la intimoriscono le lacrime.
Vive di quell’amore,
lo tiene stretto al cuore,
ne assapora l’immensità.
Ora è Amore. E per Sempre.
Amo l’Amaro
che è in me e
non mi fa amare.
Amo l’Amore
che sento
per me e per quello che sono.
Amo
la mia felice tristezza e
la mia deprimente gioia.
Amo
tutto ciò che è mio
e anche quello che non lo è.
Amo Amaramente Me
le mie brutte abitudini,
la mia vita confusa,
la mia mente malsana.
Amo Profondamente Me
il mio essere diverso,
il mio vivere solitario,
il mio cuore bastardo.
Amo me perché
quando ho amato altri
ho avuto voglia di morire
e preferisco l’egoismo
al tiepido soccombere
della mia vita.
Solo
quando arriva la notte
l’anima si spoglia
dell’abito scomodo
che l’avvolge stretta
per nasconderla
dai tuoi occhi e
da quelli del mondo.
Solo
quando arriva la notte
trova riposo questo cuore
che la razionalità violenta
ogni giorno
pur di farlo tacere
per soffocarne il pianto
per impedirne il grido
del suo bisogno di te.
Vivo
in silenzio
per la gioia
di averti accanto
ogni giorno
anche solo
per un attimo in più.