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Intervista a Francesco Pira
E’ da poco uscito nella collana di Sociologia della Franco Angeli il
suo nuovo libro “Come Comunicare il Sociale”
Perché scrivere un libro sulla comunicazione sociale?
Questo libro nasce da due esigenze.
La prima è quella di mostrare agli studenti del corso di
comunicazione sociale gli strumenti e le funzioni della
comunicazione sociale, ma soprattutto di informarli riguardo a tutte
le iniziative che ci sono in Italia. Quindi è un’esigenza concreta e
pratica.
La seconda è un’esigenza personale, perché ho lavorato molto nella
comunicazione sociale e questo libro rispecchia molto i miei valori.
In questo libro ci sono tanti desideri, tanti sogni. C’e’ molto
cuore. Ci sono le mie esperienze. Quella in India, durante la quale
ho avuto modo di parlare con Sri Sri Ravi Shankar, animatore della
Fondazione Art of Living; l’incontro con John Bird, il fondatore di
«The Big Issue», e quello con Giovanni Anversa autore e conduttore
di Racconti di Vita nonché uno dei giornalisti di riferimento per il
mondo del sociale.
Nel suo lavoro viene affrontato anche il tema della Responsabilità
Sociale d’Impresa. Cosa possiamo dire in proposito?
Quello della Responsabilità Sociale d’Impresa non è un concetto
molto chiaro nel nostro paese.
Responsabilità Sociale d’Impresa non vuol dire solo dare soldi alle
associazioni di volontariato.
Responsabilità Sociale d’Impresa comporta una profonda evoluzione
della cultura e del modo di fare impresa, significa credere in
questo valore e in un paese come l’Italia non è facile.
Nel nostro paese ci sono delle profonde contraddizioni sociali che
impediscono la completa e rapida affermazione di questo principio.
Purtroppo nessuno ci dà la certezza che i prodotti lanciati sul
mercato dalle aziende non siano frutto del lavoro minorile o di
immigrati. L’Italia sotto questo punto di vista è molto indietro
rispetto agli altri paesi.
Lei sostiene che politica e volontariato abbiano tanti punti in
comune. Ma qual è il diverso uso che fanno dei media?
Il rapporto tra i media e la comunicazione sociale non ha funzionato
sempre bene, ma non solo per colpa dei media.
La comunicazione si avvicina al sociale solo in casi eccezionali, è
difficile che i media si occupino delle associazioni di
volontariato.
Quindi bisogna chiedersi se queste associazioni siano davvero capaci
di comunicare.
Sicuramente è necessario rivedere il rapporto tra i media e la
comunicazione sociale perché è importante trovare uno spazio anche
per il sociale.
La politica, invece, non ha trovato i linguaggi adatti per i giovani
e, sicuramente, anche gli strumenti.
E allora meglio dedicarsi al volontariato, alle associazioni non
governative. Meglio dialogare sui blog che rimanere per ore seduti
tra il pubblico di un talk show televisivo ad ascoltare i politici.
Per chi, come me, ha cercato di monitorare il rapporto tra giovani,
politica e volontariato in fasi diverse e per ragioni diverse, nulla
di nuovo all’orizzonte. Anche se rimane interessante la
“certificazione” arrivata da parte della Commissione Europea che ha
studiato i comportamenti delle nuove generazioni in otto paesi
dell’Unione (Austria, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Italia,
Slovacchia e Regno Unito).
Soltanto il 43% dei giovani intervistati dalla Fondazione Iard,
l’ente no profit che ha condotto la ricerca nel nostro paese, ha
dichiarato di essere sensibile alla partecipazione politica. Ma in
generale i ragazzi europei associano la politica a “vuote promesse”,
“corruzione”, ma anche un “gioco per gente di una certa età”.
Sono giovani che, soprattutto in Italia, apprendono e cercano di
capire la politica dalla tv.
Una politica che al contrario di altri paesi, come l’Estonia e la
Finlandia, non ha ancora capito l’importanza di internet.
Chissà se dopo questa indagine i dirigenti dei partiti capiranno che
devono parlare con i giovani in una lingua comprensibile e quindi
non certamente in politichese. Ma non siamo molto ottimisti.
E’ anche vero che il 63% dice di essere disinteressato, soprattutto
perché non capisce la politica. Sono in pochi coloro che cercano di
trovare nella politica degli ideali, ma poi i loro sogni vengono
uccisi dai sistemi dei partiti protesi ad imporre una linea più che
a costruirla insieme.
Ed ecco che quanto rileva o forse è meglio dire rivela l’indagine è
quanto già sapevamo.
Il fenomeno “blog” è in forte espansione. Cosa ne pensa in
proposito?
I blog su internet, questa piccola invenzione che permette di
collegarsi con il mondo e scrivere quello che si pensa, possono
diventare una valvola di sfogo importante.
Un modo per farsi ascoltare o leggere anche da pochi coetanei, ma
sicuramente un modo per far sapere cosa si pensa e non ascoltare e
basta!
Allo stesso modo il volontariato può rappresentare un’occasione. Un
modo per mettersi a disposizione degli altri. Per fare esperienza,
per capire che si può essere utili alla società con piccoli grandi
gesti. Ed il volontario è sempre alla pari di un altro volontario.
Non viene giudicato ma ascoltato. Viene apprezzato per le sue
qualità ma la caratteristica migliore è quella di lavorare in
silenzio. Eppure volontariato e politica hanno tanti punti in
comune.
Ed anche le modalità di reclutamento, se pensiamo all’antico modo di
far politica, a volte sono simili. Ma oggi il punto che fa la
differenza è la capacità di comunicare e quindi di ascoltare.
La forza di tradurre in gesti i propri ideali ed il proprio modo di
essere cittadino responsabile.
Per comunicare c’è bisogno di saper ascoltare. Questo il mondo del
volontariato l’ha capito, ed è questa la chiave del successo, un po’
meno la politica che spesso conta i numeri ma non fa contare gli
individui.
Un suggerimento a tutti i re e le regine dei principali programmi
d’intrattenimento: invitate i giovani e fateli parlare. Hanno tanto
da dire e da far sapere. Diversamente continueranno a scrivere le
loro idee sui blog, ma noi non avremo modo di conoscerle e questo
non è un vantaggio per nessuno. Figuriamoci per i partiti politici…
Vuole aggiungere qualche altra considerazione sul suo libro?
Si, che questo libro non tratta solo di teorie, tecniche e pratiche
della comunicazione sociale.
E’ un libro che parla di persone che agiscono.
Un giorno un missionario mi disse che “il vero potere è fare le cose
per gli altri”.
Il libro ha questo potere, fa comprendere l’importanza di fare
qualcosa per gli altri.
La ringrazio per la sua disponibilità.
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