“Content Management” di Alessandro Lucchini

web content manager alessandro lucchiniContent Management. – Progettare, produrre e gestire i contenuti per il Web”, edito daApogeo, a cura di Alessandro Lucchini.

Un libro a più mani, cui hanno partecipato 46 autori tra docenti e studenti, nato durante il primo Master in Web Content Management realizzato dall’Ateneo Multimediale -www.ateneomultimediale.it – di Milano.

Il libro si propone di dare una sistemazione ideologica al mestiere del Content Manager e si apre con la definizione proposta da Franco Amicucci, nella prima ricerca sulle professioni del web in Italia – pubblicata su Panorama. “Web Content ManagerE’ il responsabile e l’ideatore dei contenuti editoriali del sito, ne definisce le strategie di impostazione e garantisce il loro continuo aggiornamento. Pianifica il contenuto dei servizi e la loro pubblicazione: le figure direttamente impegnate nella scrittura di testi per il Web si rapportano con questa figura.

Il libro è rivolto “A te che hai scritto sul biglietto da visita ‘Content Manager’. A te che sul biglietto hai scritto un’altra cosa, ma che in realtà fai questo. A te che fai tutt’altro, ma sei attratto da questa nuova professione.” (Lucchini)

Content Management” è il primo libro italiano dedicato alla gestione dei contenuti web. L’impaginazione ricorda molto quella di un sito: titoli, sommari, spaccature, box, e numerosi link. Questi ultimi, sono senza dubbio l’aspetto più curioso ed innovativo del libro, poiché fanno sì che la lettura non si esaurisca al termine delle 400 pagine, ma continui nel web, permettendo al lettore un migliore approfondimento dei temi che vengono trattati nel corso dei 35 capitoli.

Il libro è suddiviso in 14 sezioni, ciascuna delle quali affronta uno dei temi cui ruota attorno il Content Management:

• Scrittura. Le regole del web writing, non solo con i validi principi di Jakob Nielsen, ma con i cinque valori profetici di Calvino: leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità e molteplicità. I valori della letteratura di ogni tempo, che Calvino suggerisce, però, di portare nel nuovo millennio. Sono già state dimostrate le connessioni esistenti tra le Lezioni Americane e la scrittura del web. Quelle cinque parole esprimono, infatti, anche i valori chiave di internet.

• Giornalismo online. Il cambiamento del giornalismo sotto i colpi di internet. La vera rivoluzione? La Rete ha portato alla “morte della distanza”, ha annullato il tempo e lo spazio. Le notizie, oggi, sono in tempo reale e per tutti. I casi Apogeonline – webzine di cultura digitale – e tgcom.

• Strategia and concept. L’impostazione strategica che è alla base della pianificazione e della gestione di contenuti. L’importanza, per ogni sito internet, di analizzare le aspettative della clientela e le potenzialità di offerta, e di trovare le forme più appropriate di reperimento o sviluppo interno dei contenuti.

• Struttura. I modelli più potenti dei siti, e il valore della logica come pratica di progettazione: più i siti web fondano la propria struttura su logiche coerenti, più la loro efficacia in termini di business sarà garantita. Per gli utenti, poi, il vantaggio sarà la facilità di accesso alle informazioni.

• Usabilità. Alcune domande sul problema centrale del successo di un sito. Come nasce la struttura di un sito? Quali sono gli elementi strutturali? Struttura invisibile? Usabilità o accessibilità?

• Semiologia. Comunicare è un’attività piena di rischi. Il primo è quello di non essere compresi, addirittura di essere fraintesi dal nostro interlocutore. La “net semiology” aiuta a risolvere i problemi comunicativi in Internet.

• Gestione. Le scelte per organizzare il processo di gestione dei contenuti vanno indirizzate in base ad obiettivi e risorse. Analisi del percorso di progettazione, con uno sguardo alla logica dei contenuti e uno all’organizzazione del lavoro.

• Relazione e interazione. Sono i valori centrali del web. Gli strumenti che li sostengono (e-mail, forum, newsgroup, chat), i soggetti che li usano al meglio, il loro sbocco naturale: il CRM – Customer Relationship Management -.

• Tecnologie. Un sito che attira i visitatori e li convince a tornare è un sito che offre approfondimento e interattività, personalizzazione e strumenti di navigazione.

• Sicurezza. Le regole e la sicurezza informatica in azienda hanno bisogno di essere accettate, seguite e verificate. Il web content manager deve trasmettere le esigenze del reparto IT all’intera struttura aziendale organizzando le informazioni in maniera efficace.

• Knowledge management. Il passaggio dalla gestione della conoscenza alla condivisione della conoscenza, e alcune idee per lo strumento principe di questo processo: la intranet.

• E-learning. I contenuti dell’e-learning; la motivazione, la spettacolarizzazione e le strategie formative; la qualità della scrittura e degli elementi multimediali; gli standard internazionali; formazione, informazione e strategia didattica; il ruolo delle comunità di apprendimento online; i software per la gestione dei contenuti e-learning.

• Normativa. Una panoramica sulle iniziative legislative in ambito europeo e i debiti confronti con le esperienze americane: regolamentazione e autoregolamentazione, obblighi e responsabilità degli internet provider, firma digitale, misure minime di sicurezza informatica, commercio elettronico, tutela del software e delle banche dati, nuova legge sul diritto di autore

• Testimonianze. L’identikit del Web Content Manager : formazione, abitudini, passioni, fissazioni.

Nel libro sono presenti numerose interviste, tra cui quella a Leandro AgròRiccardo Bagnato,Caterina Della TorreLucia PredolinLuisa Carrada.
Un libro nato in un’aula di formazione, che si sviluppa nel web attraverso il sitowww.webcontentmanagement.it, che si propone anche come luogo di confronto con i lettori e i professionisti del settore, nonché come spazio per l’aggiornamento dei contenuti

Torna “Futura City”

Futura city Igor Righetti“Futura City”, un programma di Michele AlbericoWalter RolfoGian Stefano Spoto, con la collaborazione di Igor Righetti.

“Futura City” nasce dalla passione per l’Hi-Tech di Gian Stefano Spoto, vicedirettore di Raidue e conduttore di questo programma dedicato interamente alle nuove tecnologie.
Questa seconda edizione partirà il 3 Maggio ed andrà in onda ogni Martedì alle ore 23.10 su Raidue.
Il programma vedrà per il secondo anno consecutivo Igor Righetti – il ComuniCattivo di Radio 1 – nella veste di autore-inviato alla scoperta degli effetti di usi e abusi delle tecnologie.

Igor Righetti spostandosi con telecamere e microfoni nei luoghi in cui persone e circostanze sono tali da meritare attenzione, intervista i personaggi mentre propongono se stessi in quelle attività che li rendono originali. Crea, così, alcune brevi fiction che sono sì recitate, ma gli attori interpretano ciascuno la propria storia inseriti nel luogo stesso in cui questa si svolge.

Quella offerta da “Futura City” è un’utile occasione per affrontare temi sociali di rilevante importanza come l’inserimento degli ultrasessantenni nella società tecnologica. Tra gli argomenti trattati nei servizi di Igor Righetti ci sono le tecnopatologie, tante e sconosciute, conseguenza negativa dell’uso/abuso dei mezzi tecnologici. Per i bambini è infatti in agguato il tecnoautismo che porta i piccoli tra i sei e i nove anni a non essere più capaci di esprimere le proprie emozioni e comunicano solo attraverso la tecnologia stessa. Ma ci sono anche altre patologie conseguenti all’abuso di videogiochi, computer e cellulari che vengono distinte con il nome di tech abuserweb cam abuser.

Ma Internet è anche un luogo per conoscere e per farsi conoscere.
Tra i temi trattati nel corso di questa edizione : Tecnononni, nonnopoint, corsi di alfabetizzazione informatica tenuti da bambini agli anziani, il boom di anziani in chat, tv di strada, di condominio e di videocitofono, vacanze per tecnostressati, la conoscenza in Rete di associazioni come quella che protegge le piante carnivore, quella che tutela le anime da giardino racchiuse nei nanetti di gesso e quella che difende i diritti dei casalinghi.

“Futura City” è per Righetti il prosieguo di quanto propone ogni giorno dal suo laboratorio dei linguaggi della comunicazione “Il ComuniCattivo” – in onda dal lunedì al venerdì alle 15.37 su Radio 1 Rai -. E’ uno spaccato di vita italiana raccontato direttamente dai suoi protagonisti. Ne emerge un ritratto a tutto tondo dell’attuale società e, nel caso di “Futura City”, dove gli argomenti prendono spunto dalle tecnologie, si evidenziano i tanti aspetti, positivi e negativi, legati all’alfabetizzazione tecnologica che può provocare esclusione in chi non riesce a impadronirsi dei nuovi linguaggi telematici.
“Futura City” rappresenta anche un’importante occasione per parlare ad un paese come l’Italia – in cui appena il 33% della popolazione è in grado di usare i moderni mezzi tecnologici – di tecnologia, senza annoiare i propri spettatori.

Intervista a….Vito Madaio, amministratore unico di TenStep Italia

Buongiorno Sig. Madaio, Lei è amministratore unico di TenStep Italia, di cosa si occupa il Gruppo TenStep?

TenStep vito madaioIl Gruppo TenStep nasce da un’idea di un professionista americano, Tom Mochal, seguito da un gruppo di Partner a livello mondiale, tra cui io stesso dall’Italia.
Il Gruppo TenStep è specializzato nello sviluppo di metodologie di business, formazione e consulenza. La sua missione è fornire valore ai clienti nell’area del Project Management, del Project Management Office, della Gestione del Portafoglio, del Ciclo di Vita dello Sviluppo e del Supporto alle Applicazioni.

TenStep è presente in varie regioni del mondo nelle lingue: spagnolo, portoghese, olandese, tedesco, francese, rumeno, polacco, croato, arabo, cinese e malese, oltre ad inglese e italiano. Lo scopo è proprio sviluppare le conoscenze sul Project Management, proponendo a tutti lo stesso approccio metodologico, con gli stessi processi, per ottimizzare la gestione di progetti e servizi in un mercato sempre più globale ed aggressivo.

Il cavallo di battaglia è il Processo di Project Management TenStep che consiste in una metodologia per gestire qualsiasi lavoro come progetto, predisponendo le persone a seguire un iter basato su dieci passi, entro i quali si attuano tutti i processi necessari di un progetto (definizione del lavoro, pianificazione del lavoro, gestione del piano di lavoro, gestione dei problemi, del contenuto, dei documenti, dei rischi, della comunicazione, della qualità e delle metriche di progetto). Il Processo TenStep è adatto a qualsiasi dimensione di impresa, perciò si rivolge ad aziende, consulenti, docenti e studenti desiderosi di prepararsi per il successo.
La metodologia TenStep distingue processi e tecniche, in base a dimensioni e complessità dei progetti: “grande metodologia per grandi progetti, piccola metodologia per piccoli progetti™“.

Quali sono i dieci passi della metodologia TenStep?

Il Processo di Project Management TenStep™ è una metodologia completa e scalabile che contiene tutto quello che serve per essere un Project Manager di successo, incluso processi, tecniche, best practice, modulistica e materiale di formazione. La metodologia TenStep consiste in due passi iniziali – definizione del progetto e sviluppo del piano di lavoro. Poi ci sono altri otto passi che vengono utilizzati per gestire realmente il progetto, compreso la gestione di piano di lavoro, problemi, contenuto, comunicazioni, rischio, documentazione, qualità e metriche. I passi più bassi vengono applicati a tutti i progetti, mentre i passi più alti possono applicarsi soltanto a progetti grandi o più complessi.

Tutte le fasi generalizzate di un progetto sono state raggruppate e schematizzate in dieci passi, dove in funzione della dimensione (piccolo, medio o grande) per ogni fase sono stati descritti processi, tecniche, deliverable, gestione del personale ed attività necessarie.
I dieci passi sono:
1. Definizione del lavoro. Il project manager definisce in dettaglio il lavoro per accertarsi che il team di progetto ed l’utente abbiano la stessa percezione del progetto, compreso ciò che viene rilasciato e ciò che non viene rilasciato, quanto costa, chi eseguirà il lavoro, come il lavoro sarà fatto e quali saranno i benefici.
2. Sviluppo del piano di lavoro e del budget di progetto. Viene creato il piano di lavoro. Il piano di lavoro è uno strumento vitale per assicurarsi che il team di lavoro sappia cosa deve fare ed entro quali tempi e quali costi.
3. Gestione del piano di lavoro e del budget di progetto. Consiste nella verifica periodica dello stato di avanzamento del progetto. Il piano deve essere tenuto aggiornato in modo da evidenziare sempre il lavoro fatto e quello rimanente. La gestione del piano, apparentemente contabile, è fortemente corroborata dall’attivazione dei rimanenti processi.
4. Gestione dei problemi. Esistono problemi che il team di progetto non può risolvere senza l’intervento di un’entità esterna. La gestione dei rapporti con le entità esterne rappresenta il fulcro centrale dei processi TenStep che tutti i project manager dovrebbero conoscere.
5. Gestione del contenuto. Il contenuto rappresenta il perimetro o l’ambito del progetto. Il contenuto va concordato prima dell’avvio del progetto tra le parti (sponsor e project manager). Lo scopo della gestione del contenuto è far approvare ogni modifica al contenuto iniziale dallo sponsor e dal Project Manager.
6. Gestione della comunicazione. La comunicazione nell’ambito di un progetto è un fattore critico di successo per gestire le aspettative dell’utente e degli stakeholder.
7. Gestione del rischio. I rischi sono eventi futuri, fuori dal controllo del team di progetto, che possono avere un impatto negativo sul progetto. L’arte dei bravi Project Manager consiste nel risolvere i potenziali problemi prima che accadano.
8. Gestione della documentazione. Consiste nel condividere e conservare i documenti di un progetto secondo un piano definito all’inizio del progetto per evitare il caos verso la fine.
9. Gestione della qualità. Consiste nel definire e comprendere le aspettative dell’utente in termini di qualità definendone i criteri per misurarla.
10. Gestione delle metriche. Le metriche servono a raccogliere dati quantitativi a supporto delle decisioni e possono essere indice dello stato di salute del progetto. Le metriche forniscono i trend del progetto.

Su cosa si basa la metodologia TenStep?

La metodologia TenStep si basa essenzialmente sul perseguimento degli obiettivi di progetto, previo un’attenta pianificazione delle attività individuate nella fase di definizione del progetto.
E’ fondamentale che i primi due passi (Definizione del Lavoro e Sviluppo del Piano di Lavoro) vengano realizzati insieme in quanto il contenuto di un passo dipende dall’altro e viceversa. Gli altri passi acquistano importanza al crescere delle dimensioni e del valore del progetto. Ciò rende la metodologia scalabile, flessibile ed economica.
A corredo della metodologia vi sono una serie di template e documenti di approfondimento che consentono a chiunque di essere immediatamente produttivi, senza doversi scervellare a concepire moduli o strutture di documenti. Questi semilavorati, provenienti tutti da applicazioni pratiche, rendono unica la metodologia TenStep a livello mondiale.
Altro elemento caratterizzante è che la metodologia è viva, in quanto viene adoperata da oltre 2000 clienti in tutto il mondo e viene continuamente migliorata dall’autore coadiuvato dai partner sparsi in tutte le aree geografiche.

Quali altri prodotti offre TenStep?

La metodologia TenStep costituisce il fulcro intorno al quale sono state sviluppate una serie di soluzioni pratiche che completano l’offerta di prodotti, formazione e consulenza del gruppo.
I prodotti sviluppati e commercializzati dal Gruppo TenStep sono: TenStep PB con il PMBOK®- Il prodotto TenStep PB mette a disposizione, anche in lingua italiana, il contenuto del PMBOK® integrato con tecniche e processi della metodologia TenStep. Utilissimo per studenti che desiderano prepararsi per la certificazione PMP®. In sostanza, partendo dallo schema di riferimento del PMI, affianca alla definizione di cosa fare descritte nel PMBOK®, la descrizione di come fare secondo la metodologia TenStep.
PMOStepPMOStep Project Management Office Framework™ – aiuta a creare e gestire un Ufficio centralizzato di Project Management (PMO). PMOStep dimostra come utilizzare un PMO per diffondere e supportare la metodologia di project management, in modo consistente, in una organizzazione. Contiene processi, tecniche, best practice e template.

PortfolioStep – PortfolioStep Portfolio Management Process™ – fornisce il modo di selezionare, dare priorità, autorizzare e gestire la totalità del lavoro in una organizzazione. Comprende lavoro che è stato completato, lavoro in corso e lavoro che è stato approvato per momenti successivi.

LifecycleStep – Processo del Ciclo di Vita di Progetto LifecycleStep™ – contiene una metodologia completa per sviluppare ed eseguire il ciclo di vita di un progetto di sviluppo applicativo, comprendente analisi, disegno, codifica, test e implementazione. Contiene processi, tecniche, template, materiale di formazione e documenti di approfondimento.

PortalStep – Project Management Portal™ – consiste nella fornitura di un sito web precaricato, installabile in una Intranet aziendale. Contiene tutti i processi di project management di TenStep. Si possono aggiungere altri processi, standard e modulistica per un immediato accesso da parte dello staff.

SupportStep – SupportStep Application Support Framework™ – espone una serie di processi comuni, best practice e modulistica per stabilire e gestire consistentemente la funzione di supporto alle applicazioni. Può essere utilizzato da grandi e piccole organizzazioni di supporto, e può essere sofisticato quanto serve in base alle dimensioni ed alla criticità del supporto da fornire.

Cos’è TenStep PB?

In questo momento vale la pena segnalare la valenza multipla del prodotto TenStep PB.
Ultimamente TenStep Italia ha integrato la metodologia TenStep con le aree di conoscenza del PMBOK® mettendo sul mercato un nuovo prodotto, interamente in lingua italiana, denominato TenStep PB (www.tspbi.tenstep.it) , utile a chi vuole impadronirsi delle conoscenze necessarie a gestire qualsiasi tipo di progetto o semplicemente per chi vuole prepararsi all’esame di certificazione PMP®.
Due sezioni del sito sono accessibili liberamente, mentre le rimanenti aree sono protette e quindi per l’accesso richiedono una licenza d’uso, ad un costo veramente simbolico. Esiste la possibilità di accedere al solo contenuto, alla versione online o a tutto l’ambiente incluso template e documenti di approfondimento.
L’accoppiata PMBOK® e Processo di Project Management TenStep™ danno origine a TenStep PB, una grande opportunità per coloro che intendono preparare velocemente l’esame PMP® e per le aziende che desiderano utilizzare il contenuto chiaro e dettagliato del Processo di Project Management TenStep, rimanendo allineate al modello globale definito dal PMI®.
Offerta globale di TenStep Italia
TenStep Italia è una piccola realtà italiana, Partner in esclusiva per l’Italia e la lingua italiana di TenStep Inc. che detiene il copyright della famiglia di prodotti TenStep. TenStep Inc. è una multinazionale americana di Atlanta, che sta investendo nello sviluppo di metodologie di project management e nella diffusione di tale cultura, tramite formazione e consulenza.

Similmente, TenStep Italia avvicina al mercato italiano i prodotti sviluppati dalla casa madre ed in particolare è impegnata a:
-tradurre in lingua italiana i prodotti principali,
-mantenere aggiornato un sito in lingua italiana, connesso con il sito americano per completezza,
-fornire supporto e consulenza ai clienti che acquistano le licenze dei prodotti TenStep,
-fornire servizi di formazione sulla metodologia e sui prodotti collegati,
-diffondere in Italia la cultura del project management,
-promuovere eventi culturali per facilitare la diffusione della disciplina,
-creare una rete di rivenditori autorizzati a commercializzare i prodotti TenStep.

A chi si rivolgono i corsi TenStep?

La formazione offerta dal Gruppo TenStep, compresa quella di TenStep Italia, è regolarmente riconosciuta dal PMI – Project Management Institute, infatti TenStep Italia è registrata tra i R.E.P. -Registered Educational Provider del PMI.
I corsi che TenStep Italia organizza si rivolgono a tutti coloro che desiderano assimilare velocemente le conoscenze necessarie per essere un buon Project Manager, ma anche a coloro che desiderano avere una cultura di base adatta al mondo del lavoro attuale.
In particolare il corso “Project Manager – Prepararsi per il Successo” , che è il portabandiera del gruppo, si rivolge a :
-Project Manager e membri di gruppi di progetto
-Manager che gestiscono Project Manager nell’ambito di un Programma
-Clienti e parti interessate (stakeholder) coinvolti direttamente in progetti importanti.

TenStep Italia rilascia una certificazione al termine dei suoi corsi?

In virtù dell’appartenenza al Programma R.E.P. del PMI, TenStep Italia è autorizzata a rilasciare un attestato di partecipazione ai suoi corsi con indicato il profitto e le ore di presenza (Education Hours – PDU).
Tale certificazione è valida ai fini della dimostrazione dei requisiti per sostenere l’esame di certificazione PMP e per il suo mantenimento una volta superato l’esame.

Grazie Sig. Madaio, e in bocca al lupo per la Sua attività

“Scrivere una fatica nera” di Alessandro Lucchini

“Scrivere. Una fatica nera della collana” – “I quaderni di Comunico“, Deus Editore.

Scrivere una fatica nera Alessandro LucchiniUn libro interamente dedicato all’uso della parola scritta, rivolto a tutte le persone che, per lavoro o per passione, scrivono.
Una guida pratica che raccoglie il contributo di idee e di esperienze, oltre che dell’autore, di alcuni noti specialisti della comunicazione professionale.

L’obiettivo cui tendono tutti i capitoli del libro è quello di presentare la scrittura come un patrimonio di tecniche e di procedure destinate a una vasta gamma di finalità.
Questo pratico manuale che è un insieme di teoria e pratica, presenta in modo molto semplice alcune tecniche di scrittura accreditate dall’esperienza professionale.

Il volume è suddiviso in quattro parti al fine di cogliere i diversi aspetti della scrittura: l’uso della parola scritta, la forma e lo stile che l’accompagnano e tutto quello che c’è oggi oltre la parola scritta – la rivoluzione digitale e internet – .

Dopo aver affermato che oggi si scrive più spesso per lavoro che non per distrarsi, Lucchini formula dei consigli pratici su come utilizzare la parola scritta nelle varie situazioni in cui essa viene maggiormente usata: scrivere una lettera, redigere un comunicato stampa, realizzare una newsletter, comunicare un evento o semplicemente per scrivere un curriculum.

Un libro che si propone, quindi, come un fedele compagno di scrivania non solo per coloro che usano la comunicazione scritta come strumento per svolgere il proprio lavoro, bensì per tutte le persone che per qualsiasi finalità usano la parola scritta.

Alessandro Lucchini, dopo aver maturato una consistente esperienza giornalistica con le maggiori riviste italiane di comunicazione e management (tuttora tiene rubriche su “dm&c” e su “Comunico”), nel 1991 ha fondato Rio Studio, agenzia di creatività per l’impresa, insieme con Gerardo Iuorio. Autore di articoli e relazioni congressuali sulla creatività nella comunicazione.

Intervista a….Francesco Pira

(intervista realizzata per Comunitàzione.it)

Francesco Pira giornalista professionista e coautore del libro “La nuova comunicazione politica” edito dalla Franco Angeli.

Francesco PiraBuongiorno Prof. Pira, benvenuto nella Community di Comunitazione.
Il titolo del libro è “La nuova comunicazione politica”. Perché nuova? Cosa è cambiato rispetto al passato, o meglio, nel corso degli ultimi dieci anni? Cosa caratterizza l’attuale modo di fare comunicazione politica?

Difficile dire esattamente cosa sia cambiato, poiché nel corso degli ultimi dieci anni sono state molteplici le trasformazioni nell’ambito della comunicazione politica.
Prima di tutto bisogna precisare che stiamo parlando di comunicazione politica, cioè delle politiche, e non partitica.
Attualmente assistiamo ad un modo di fare comunicazione che punta soprattutto sulla quantità e la velocità dei messaggi.
Questo fenomeno riguarda anche la comunicazione politica. Infatti il cittadino, a causa dell’elevato numero di messaggi che riceve durante l’arco della giornata, soprattutto da parte della pubblicità, si trova costretto a fare di questi una cernita.
Un primo problema è che, in questo modo, il cittadino corre il rischio di essere una vittima, più o meno consapevole, dei messaggi che riceve, in quanto non riesce a valutarli con occhio critico.
L’altro è che, nonostante tutti gli strumenti che possono essere usati, non si riescono a soddisfare le reali necessità del cittadino, cioè non si riesce a fargli capire quale sia la posizione verso una maggioranza o un’opposizione, la differenza tra un partito politico ed un altro.

Qual è l’obiettivo del libro?

In questo libro, che tra l’altro fa seguito ad un altro volume – “Comunicare la politica. I Titani nei media della Seconda Repubblica” (Cleup, 2003) – scritto anch’esso insieme aLuca Gaudiano, si cerca di analizzare il cambiamento di atteggiamenti e comportamenti dei soggetti politici, dei media, e dei cittadini italiani verificatosi nell’ultimo decennio.
Il suo obiettivo è quello di inviare un messaggio di prospettiva, che vuole essere anche un messaggio di speranza, affinché oggi si possa smettere di considerare il cittadino-elettore come un consumatore e che si possa, invece, considerarlo come una persona che in maniera consapevole riesce a capire le differenze tra uno schieramento politico ed un altro.
Il problema che si riscontra attualmente in Italia è quello che in questo marasma di singoli partiti, il cittadino non riesce a capire quelle che sono le reali posizioni che deve andare a prendere.
Per molti protagonisti, oggi, il concetto di fondo della politica non è comunicare ma vendere un prodotto. Il cittadino non è un elettore ma un consumatore.
Invece, a mio giudizio, un candidato dovrebbe essere in grado di trasmettere contenuti, pensiero, valori.

Cosa può dirmi riguardo alla politicizzazione dei media. Crede che questo problema possa essere risolto?

Ciò che in questi anni ho sempre detto ai miei interlocutori, e che forse è la cosa più importante di cui bisogna tener conto oggi, è la velocità del messaggio.
Quello che credo, è che a causa dell’elevato numero di messaggi che riceviamo, della loro velocità ed immediatezza, si possa correre il rischio di non riuscire più a riflettere su di essi e di conseguenza a trovare quelle che potrebbero definirsi alternative valide.
A questo proposito, voglio citarle lo slogan della CNN, che è abbastanza evocativo e dice : “slow-news, no-news”. Questo vuol dire che un messaggio lento non riusciamo a comprenderlo.
Ciò significa che un messaggio, affinché possa essere recepito, necessita innanzi tutto di velocità e chiarezza.
Secondo me in questo momento si corre il rischio di appoggiarsi troppo ad una forma di marketing elettorale che abbia uno spirito persuasivo, piuttosto che ad una comunicazione che tenda invece a spiegare ai cittadini quanto gli viene proposto.
Molto importante è soprattutto il fatto che molte persone a volte non capiscono neppure la differenza tra centro-sinistra e centro-destra. Per questo motivo l’importante sarebbe capire quali sono le reali esigenze del cittadino e poi informarlo su quanto gli viene proposto, senza pensare che ciò che gli si sta “vendendo” sia un prodotto del supermercato.

Come potrebbe definirsi oggi il rapporto tra internet e la comunicazione politica?

Internet è senza dubbio un mezzo molto importante ai fini della comunicazione politica.
Basti pensare al fatto che oggi le elezioni americane giocano molto su Internet : attraverso il computer cercano di parlare al cuore delle persone. Internet permette l’interattività.
Riguardo a internet come strumento di comunicazione politica ho condotto alcune ricerche, insieme agli studenti, che tengono conto di quelle che sono le caratteristiche delle comunicazioni politiche che i partiti stanno facendo, solo che ci troviamo ancora lontani da quelli che dovrebbero essere gli standard di efficienza.
Vorrei aggiungere inoltre che i partiti e le istituzioni, nella fase in cui si entra in quella comunicazione che definiamo post-elettorale, possono intervenire oggi attraverso degli esperti di comunicazione, che siano capaci di realizzare progetti di comunicazione politica lontani dalle brighe partitiche e da un modo di fare pubblicità, che tende, ripeto, ad associare il candidato, il leader, con un prodotto.
Quello di cui bisogna tenere conto è il fatto che per fare bene questo tipo di lavoro, ci vuole formazione, professionalità, efficacia ed intelligenza.

La ringrazio per la sua disponibilità.

Intervista a….Gabriele Rossi, Web Content & Communication Manager

Gabriele Rossi Quartiglia
Gabriele Rossi, Web Content & Communication Manager, ci parla del suo nuovo incarico presso l’ufficio Marketing dell’azienda www.quartiglia.it

Buongiorno Dott. Rossi, lei, all’interno del gruppo Quartiglia, si occupa del marketing applicato al settore delle forniture alberghiere. Ma cosa fa effettivamente? Potrebbe spiegarci meglio di quali aspetti dell’azienda deve occuparsi?

Il marketing è il cervello, la volontà dell’azienda che tramite l’analisi prima (conoscere), quindi tramite interventi mirati (agire) raggiunge e conquista il mercato, il consumatore.
La mia unità operativa analizza le esigenze del mercato reale (gli attuali 10.000 clienti del Gruppo) potenziale e pianifica le strategie commerciali per la vendita di forniture non-food del settore HO.RE.CA. Quindi studiamo come individuare l’apertura di nuovi alberghi, villaggi vacanze, o strutture per il cosiddetto turismo sociale. Raggiunto il cliente potenziale, il Gruppo Quartiglia offre tutto il necessario per l’apertura della struttura.

Il gruppo Quartiglia opera nel settore della ristorazione. Ci parli dell’azienda. Che tipo di prodotti immette sul mercato?

Il Centro Agro Alimentare del Gruppo Quartiglia, da vent’anni distributore specializzato nelle forniture complete per la ristorazione professionale, è un’organizzazione in costante crescita che si caratterizza per la cura meticolosa del prodotto ed il rapporto personale con il cliente. Con una struttura operativa modernissima, il Centro offre oltre 6000 diverse proposte, dalla carne al pesce, dagli ortaggi alla frutta, ai salumi, ai latticini, ai surgelati ed agli articoli di drogheria, portando nel moderno catering distributivo l’esperienza di un’attività nata con caratteri familiari e diventata, negli anni, un’azienda leader nelle forniture complete a ristoranti, alberghi, mense, comunità.
Il Centro Attrezzature Alberghiere del Gruppo Quartiglia ha oltre 12.000 referenze di posateria, stoviglie, accessori da cucina, grandi impianti e prodotti per l’igiene.

Quando e come ha iniziato la sua espansione il gruppo Quartiglia? Quali cambiamenti sono avvenuti nel corso degli anni nel settore della ristorazione?

Negli anni ‘70 il pranzo fuori casa era un evento da grandi occasioni. Veniva consumato da tutta la famiglia e dai parenti. La formula prevalente dell’offerta era costituita da qualche trattoria a gestione familiare e da qualche pizzeria. Consideri che la prima Guida del Gambero Rosso sarà pubblicata nel 1993. In quegli anni la ristorazione collettiva (il settore in cui opera il Gruppo Quartiglia) inizia a compiere i suoi primissimi passi.
Negli anni ‘80 si verifica un trend positivo per il consumo fuori casa dovuto all’aumento del reddito pro capite, al crescente tasso di occupazione femminile, alla riduzione della dimensione della famiglia e alla maggiore frequenza di viaggi di lavoro e vacanza.
E’ proprio il decennio ‘80 a caratterizzarsi come l’epoca della rivoluzione del vissuto del cibo: non più solo nutrizione ma anche soddisfazione e ricerca di gratificazione per varietà e novità. Le abitudini di consumo si modificano e il consumo fuori casa diventa un momento di socializzazione, di incontro informale con amici, di conoscenza.

Quali sono oggi le difficoltà per chi opera in questo settore?

Attualmente assistiamo all’affermarsi di nuovi valori di consumo e la difficoltà per chi opera in questo settore è che si deve dare da mangiare a chi non ha fame. Il consumatore deve essere attratto investendo tutti i suoi cinque sensi. Il cibo diventa spettacolo.
Il consumatore ricerca: naturalità, genuinità e affidabilità. In una parola qualità. Il servizio di ristorazione deve essere pratico in tutte le sue forme. (parcheggio, riduzione tempi d’attesa, mezzi di pagamento, velocità, prenotazione).

L’azienda si è notevolmente espansa nel corso degli anni, ma precisamente, in quali regioni opera?

Il gruppo Quartiglia vanta una presenza qualificata e capillare in Emilia Romagna, Lazio, Umbria, Marche, Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria e Campania.
Personale specializzato garantisce la consegna dei prodotti entro 24 ore dall’ordine, assicurando rapidità, efficienza e rispetto dei criteri igienico-sanitari.
Il gruppo Quartiglia, ha instaurato rapporti commerciali anche con paesi esteri?
Si, attualmente abbiamo un rapporto commerciale con la Russia.
La presenza dell’azienda, in rete, quanto influisce sulla sua attività?
Per ora la Rete è solo una vetrina. In prospettiva, l’obiettivo è quello di creare un’azienda on line.

Mi piacerebbe inoltre sapere qualcosa di più “personale”…se possibile…
Cosa ne pensa della comunicazione, del valore e del peso che questa ha ormai assunto?

Per le aziende e le istituzioni, la comunicazione è fondamentale: la vera sfida è però quella di farla diventare una funzione aziendale a tutti gli effetti (come il marketing, la logistica, etc.) e non un terreno per improvvisatori e superficiali che fanno danni e bruciano denaro.

Cosa rappresenta per lei il web?

Se entrambi fossimo vissuti ai tempi di Edison, lei mi avrebbe chiesto che cosa rappresentasse per me l’elettricità. Oggi non ha più senso chiederlo. Come per l’amico Francesco Carlà, per me il web è un simulmondo: tra qualche anno non useremo più la parola internet. Ci vivremo “dentro”. Come oggi con l’elettricità. E non ci chiederemo più che cosa rappresenta. Io, almeno mentalmente, già vivo quel futuro.

Grazie mille per la sua disponibilità

La città e il cinema

VeltroniIl caso di Roma e del suo rapporto con il cinema. Incontro con il sindaco on.Veltroni e con la sua passione per il cinema, che non deve assumere un ruolo marginale nella società.

Roma, sinonimo di meraviglia,stupore e grandezza. Ma a cosa si deve il fascino che suscita questa città?
Alla sua storia,alle sue tradizioni,alla sua cultura.
La cultura espressa in tutte le sue forme, in ogni genere di arte ma soprattutto in quella cinematografica.
Roma come città di cinema, come produttrice di cinema e come scenario cinematografico.

Le previsioni al momento dell’avvento del cinema avevano suscitato perplessità, poiché si credeva che questo avrebbe sostituito il teatro, e che a sua volta sarebbe passato in secondo piano con il diffondersi della televisione. Ma non è stato così, e da questo bisogna imparare a fare nostra la realtà che in ciò che concerne la cultura, niente annienta nulla, ma tutto si aggiunge a ciò che è già esistente.
Ciò è confermato da dati che rivelano come la “domanda di cinema” sia aumentata negli ultimi anni, invece che diminuire a causa della nascita di altre migliaia di tecnologie sempre più avanzate.
Facendo un confronto tra il 1995 in cui il numero degli schermi erano appena 68, ora il numero è pari a 285; prendendo come riferimento lo stesso arco di tempo, il numero delle presenze è aumentato di circa 3 milioni ; e gli incassi, da circa 42 milioni di euro che erano nel 1995, sono arrivati oggi a circa 70 milioni.

Ma a cosa è dovuto l’immortale legame che può tener unito una persona al cinema?
Il filo conduttore è essenzialmente la sala cinematografica, luogo in cui ci si trova nel buio totale, dove l’unico fascio di luce arriva su un lenzuolo bianco e produce persone e oggetti immateriali, ma in grado di trascinare lo spettatore in un mondo tutto suo, riempiendolo di emozioni che possono essere il sorriso, il pianto, il brivido. La magia di una sala cinematografica è rappresentata anche dal tempo che cessa come improvvisamente di esistere,e che è scandito dai titoli di testa e da quelli di coda.

Questa è la passione per il cinema descritta dall’on. Walter Veltroni che, proprio in questo periodo caratterizzato da una situazione economica difficile, vuole fare in modo che il cinema non assuma un ruolo marginale rispetto a quelli che sono i bisogni primari della nostra società. Per porre rimedio a questo problema e permettere soprattutto ai giovani e agli anziani, che forse sono coloro che risentono maggiormente della questione del “caro vita”, ha messo in atto un’iniziativa che viene definita come “una campagna di promozione dell’amore per il cinema”, che porta il nome di CinCinCinema.
Questa nuova promozione come risposta da parte delle istituzioni e degli esercenti alle esigenze del pubblico, ha permesso una riduzione del 50% sul costo del biglietto, che ha segnato un aumento delle presenze nelle sale cinematografiche del 73% circa.

Questo si è rivelato un grande passo avanti per una Roma che con Cinecittà, si pone dopo Hollywood, come una delle città più identificabili con il cinema e che proprio grazie a questo ha potuto scandire le trasformazioni e gli attimi più importanti della sua storia.
La storia di una città raccontata con gli occhi dei grandi maestri del cinema che ne hanno fatto lo scenario per rappresentare le innumerevoli realtà che ciascuno di loro viveva in modo diverso, passando dalla “Roma bene” della dolce vita felliniana, alle miriadi di sfaccettature della gente comune che solo un’artista come Sordi ha saputo cogliere.
Di questi e di altri miti della storia del cinema, Roma ne vuole fare tesoro, e per mantenerne sempre vivo il ricordo, sono in via di attuazione numerose iniziative come la prossima apertura della “Casa del Cinema” nel parco di Villa Borghese.

50 anni di televisione italiana

la televisione anniversario 50 anniA più di mezzo secolo dalla sua comparsa, la televisione si trova ad essere la protagonista della vita quotidiana di miliardi di persone,ma cosa è cambiato dalla sua nascita a quello che è divenuta oggi? Trasformata, strumentalizzata, ha compiuto enormi cambiamenti che l’hanno portata ad essere da strumento di informazione e propaganda a un mezzo utilizzato per diffondere in modo capillare, al mondo intero, modelli di vita, ideologie, miti.

Ma cosa ha conservato della sua originaria essenza? Tutto, o forse niente.
Fedele compagna di vita, inizialmente accessibile solo a pochi, è ormai alla portata di tutti.
E’ un mezzo capace di creare un filo conduttore tra le menti degli uomini cui arrivano le notizie,la cultura,le idee.
Nulla di più positivo, se si pensa alla televisione come mezzo di scambio culturale,ma cosa si cela dietro questa maschera di perfezione e di efficacia fuse tra loro?
L’utilizzo della televisione come mezzo di diffusione di utopie, di stereotipi, di uno stato di benessere della nostra società, che forse ci appartiene solo in parte.
Forse questo tendere a rappresentare uno “stile ideale” di vita, alimenta l’insoddisfazione di coloro che ne percepiscono i messaggi e che trovano incompatibili le loro esperienze con quelle che si vedono scorrere quotidianamente sullo schermo. Altri si rifugiano in questa realtà “proiettata” utilizzandola come mezzo di distrazione da quelli che sono i problemi e lo stress che affliggono l’uomo durante le sue giornate. Molti si immaginano di essere i protagonisti di quel film, o di quel reality show e si illudono che sia quello il giusto modo di vivere, quello il sogno da inseguire.
Di qui nasce il desiderio di cambiare, di modificare se stessi.

Ultimamente fa molto discutere il modo in cui i programmi si pongono di fronte agli occhi degli spettatori e del loro lato educativo, che con il passare dei giorni, degli anni, sembra oscurarsi sempre più.
La televisione, proprio perché il mezzo più ampio di diffusione, forse dovrebbe tendere di più alla formazione culturale degli individui, lasciando in secondo piano gli aspetti illusori di quella realtà che viene mandata in onda ogni giorno e che non rispecchia il mondo in cui viviamo.

Il grande ritorno

Torna in tv dopo anni di assenza Marco Masini, il cantautore fiorentino allontanato dai media poiché considerato funesto…
Torna dopo anni di assenza il cantante fiorentino, allontanato dai media poiché considerato funesto, e con tale aggettivo etichettato e dimenticato dalla radio,dalla televisione.

Scomparso dalla scena due anni fa per sua scelta, e a causa della cattiva pubblicità fatta nei suoi confronti da parte della sua casa discografica, Marco Masini apparirà questa sera (12 ottobre) come ospite nello spettacolo televisivo di Giorgio PanarielloTorno Sabato…” , per pubblicizzare il suo nuovo album dal titolo “Il mio cammino” .

Nei due anni che hanno preceduto il suo ritorno, Marco Masini si è esibito gratuitamente presso alcune feste di paese, dimostrandosi fortemente legato alla musica,e a quelli che possono essere definiti, non semplicemente come fans, ma come compagni di viaggio.