Intervista a…Francesco Pira

Il mito di Bobby. Ne ho parlato con Francesco Pira

Poco tempo fa ho avuto il piacere di incontrare il Prof. Francesco Pira a Roma. In quell’occasione abbiamo parlato del film di Emilio Estevez “Bobby”.

Professor Pira, cosa ne pensa del film di Emilio Estevez?

Molto bello. Ricco. Un film documentario che dava la giusta tensione e gli opportuni richiami valoriali. Il film mostra come sia possibile parlare di grandi temi in maniera semplice, di come la vita e la storia di alcune persone possa essere rappresentativa per significare la nostra presenza a fianco degli altri e per gli altri.

Le parti più toccanti e forti del film non sono quelle girate dal regista Estevez con attori di grandissimo livello, ma quelle in cui le immagini di repertorio con il sottofondo dei discorsi di Bob Kennedy si uniscono a quelle girate del film e fanno diventare questa pellicola da vivere attimo dopo attimo.

Crede che il cinema possa avere davvero un ruolo educativo trattando questo genere di tematiche e, di conseguenza, sensibilizzare i giovani?

Assolutamente si. Quando il cinema riesce ad uscire dagli schermi, a trovare il modo per essere didattico e formativo è un grande successo, non solo per quel mondo ma per la società. Il cinema è grande…come lo schermo.

Conoscere e comprendere il passato, secondo lei, può porre le basi per costruire un futuro migliore?

Assolutamente. E’ indispensabile capire la storia, assimilarla e trasferirla ad altri.

Se è così, perché uno strumento come la televisione – di cui tutti siamo fruitori in modo e misura diverse – non viene utilizzato per spingere lo spettatore alla riflessione e all’ampliamento della conoscenza, ma continua ad essere solo un palcoscenico su cui si muovono veline e pacchi, un susseguirsi di quiz e reality, una pista su cui correre la gara della popolarità?

La televisione ha avuto in passato un ruolo formativo, fino a quando era pubblica. Poi è iniziata la tv commerciale e lo spirito è cambiato. Occorre accontentare l’opinione di massa che vive di suggestioni e lacrime o sorrisi. La tv verità non esiste più. Forse sul satellite si trova qualcosa di interessante.

Comunque c’è un sistema per stare al riparo. Si può spegnere…

In un suo articolo scrive che il film ‘Bobby’ suona di campagna mediatica dei democratici attraverso il grande schermo… Su cosa si giocheranno secondo lei le elezioni politiche americane?

Sugli errori di Bush in Iraq e sulla voglia di pace delle famiglie americane. Sono stato in Iraq e conosco quel popolo e quella realtà. Occorrerà vedere chi sarà il candidato. Ma la campagna si giocherà su internet e non solo in America…anche in Francia.

E in Italia invece? La nostra classe politica…come comunica?

Basta vedere come fa politica per capire che poi la comunicazione è una conseguenza di un malessere irreversibile. Si cerca di entrare nei pastoni dei Tg con la battuta più infelice ma efficace. Oppure si fa marketing politico. Nessuno si preoccupa di farsi capire dalla gente e questo allontana i cittadini elettori da partiti e movimenti. Basta vedere le interviste dei politici e poi il film “Bobby”…sembrano due mondi lontani…E lo sono…

Il problema è che nessuno parla delle politiche che interessano i cittadini ma di politica. Si parla di pensioni, di famiglia, di scuola…basta cercare la battuta ad effetto e bombardare di messaggi inutili i cittadini…Ma alla fine vincerà internet…Forse su questo ha ragione Beppe Grillo…

La ringrazio per la sua disponibilità

Intervista a….Stefano Cocconcelli

Intervista a Stefano Cocconcelli
(intervista realizzata per Connecting-Managers)

Sempre più spesso si parla di Proximity Marketing e di Advertising sviluppato mediante le nuove applicazioni quali, ad esempio, la tecnologia Bluetooth, legata al mondo della trasmissione di dati, senza fili, per i cellulari. Incontriamo Stefano Cocconcelli, direttore commerciale e marketing di Seleso S.r.l., prima società italiana ad aver creato e commercializzato un software dedicato, per analizzare il modo in cui il Marketing di Prossimità può integrarsi nella strategia di comunicazione aziendale.

Sono ancora molti gli interrogativi legati al Proximity Marketing. Può spiegarci in cosa consiste questa tecnica di marketing?

Il Marketing di Prossimità è una tecnica di trasmissione di informazioni che permette di divulgare messaggi in una determinata area e verso utenti specifici.
Queste informazioni, di diverso formato (audio, video, ecc…), possono essere ricevute da coloro che si trovano in quel luogo, desiderano riceverle e sono in possesso della tecnologia bluetooth.

Pensiamo ad un venditore ambulante che si rivolge ad una casalinga che gira tra le bancarelle in un mercato alimentare. In questo caso il venditore non lo sa ma sta attuando una tecnica di mercato: il marketing di prossimità. Noi abbiamo applicato questa tecnica ai cellulari, ormai non solo più telefoni, inviando un’offerta mirata, relativa al momento e al luogo dove si trova in quel preciso istante il target prefissato.

Le aziende sono alla continua ricerca di strumenti per dare visibilità ai propri servizi e/o prodotti. Negli ultimi anni la scelta di molte aziende è stata quella di utilizzare il web come vetrina per presentare e promuovere la propria attività. Oggi l’advertising mediante il Bluetooth potrebbe essere una nuova risorsa per molte realtà aziendali, ma è impossibile negare che le potenzialità del Proximity Marketing sono ancora sottovalutate.

Quali sono i vantaggi che l’azienda può ottenere da una campagna realizzata mediante questa tecnica? Perchè scegliere di raggiungere il cliente attraverso la tecnologia Bluetooth?

Al momento c’è una grande attenzione verso questo nuovo media; il vantaggio più immediato è il bassissimo costo a contatto. In futuro non credo ci possa essere un limite alle possibili applicazioni di mercato; ovunque esista passaggio o permanenza di persone potremmo applicare questa tecnologia. Per esempio, se ci trovassimo in coda in automobile e un negozio con vetrina su strada ad alta viabilità utilizzasse il sistema con il Bluetooth, saremmo in grado di ricevere il messaggio.

Una volta ricevuto il contenuto, l’utente è portato in maniera esclusiva a visualizzare unicamente e con il proprio campo visivo il messaggio. Questo lo rende osservatore unico e attento del messaggio ricevuto sul cellulare in suo possesso, con la possibilità di guardarlo nuovamente e quante volte desidera. E proprio perché di prossimità si parla, andiamo a raggiungere il cliente proprio dove vogliamo che veda il messaggio.

Alcuni sono gli interrogativi che ruotano intorno al Marketing di Prossimità. Uno tra questi è legato alla privacy. Quali sono le sue idee in proposito?

Prima di tutto, l’utente è consapevole di rendere il proprio telefono visibile, successivamente appare sul display del proprio cellulare un messaggio che visualizza il nome del mittente e la richiesta di accettare o rifiutare il contenuto che si sta ricevendo. Nel caso di rifiuto, nessun altro messaggio verrà inviato all’utente: la privacy è così salvaguardata!

Il concetto di Marketing di Prossimità può essere associato a quello di Marketing Virale. Può spiegarci la relazione esistente tra queste due strategie?

Credo sia fondamentale la relazione tra le due strategie. L’ottima riuscita di una campagna, secondo i nuovi canoni della comunicazione, prevede che se ne discuta e che il messaggio si possa diffondere tra gli utenti in maniera assolutamente gratuita . Nessun’altra strategia di marketing ha un potere di crescita paragonabile, lo sforzo effettivo è soltanto in fase di start-up.

Chi di noi non ha mai “girato”, almeno una volta, un’email di qualche “tantra della felicità” ad un amico? Adesso i contenuti viaggiano attraverso il cellulare, ed è estremamente facile inviarli utilizzando la funzione del Bluetooth.

Ci può raccontare una case history di un’applicazione utilizzata con il vostro dispositivo?

Durante la scorsa edizione di Pitti Uomo, a Firenze, una hostess attraversava tutti i padiglioni espositivi portando con sé il nostro sistema su un trolley con rotelle ed indossando una maglietta con una scritta che invitava a seguirla e ad accendere il Bluetooth. Era possibile quindi scaricare una serie di foto della nuova collezione dell’espositore, che oltre ad avere il proprio stand, utilizzava anche le corsie dei padiglioni “invadendo” spazi disponibili, addirittura e in modo lecito, davanti agli stand dei competitors.

Può fornirci una panoramica sulla diffusione di questa nuova tecnologia in Italia? Avete difficoltà a farla conoscere?

Sicuramente c’è ancora poca conoscenza della tecnologia Bleutooth tra i dirigenti che operano in aziende che potrebbero essere gli acquirenti principali di questo media. Il Bluetooth è diffuso soprattutto nelle aziende che hanno un management relativamente giovane e attento alle nuove tecnologie e tendenze.

Ci stanno offrendo un grosso aiuto, in termini di conoscenza della tecnologia, le case automobilistiche che stanno installando sulle nuove vetture il vivavoce Bluetooth. Chi acquista ora una vettura nuova si trova di serie la tecnologia ed è quindi portato a conoscerla e ad utilizzarla, un po’ come si fece con i primi SMS sui telefonini; ci siamo trovati in mano un’applicazione completamente sconosciuta che in pochi anni è diventata per molti un’esigenza indispensabile.

Cosa ne pensa di un network relazionale come Connecting-Managers®?

Sicuramente un Network come Connecting-Managers® ha la peculiarità di spingere i professionisti all’interazione, offrendo loro la possibilità di sviluppare relazioni di business ma anche di condividere e scambiare know how. Inoltre il network si mostra sempre attento alle innovazioni ed ha accolto con entusiasmo l’idea di sottoporre ai propri utenti il primo sondaggio in Italia sul marketing di prossimità. Il sondaggio, elaborato da Euromedia Research, è solo la prima iniziativa nata da questa partnership che mira a diffondere la conoscenza sul marketing di prossimità, offrendo anche vantaggi ai soci del network.

La ringrazio per la Sua disponibilità

Intervista a….Luigi Fusco

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Buongiorno Dr. Fusco, Lei è il Presidente di Connecting-Managers® (www.connecting-managers.com), il Network Relazionale che ha appena dato il via ad un nuovo progetto chiamato “Manager Servizi®”. Di cosa si tratta precisamente?

Il progetto Manager Servizi® è dedicato ai professionisti che vogliono promuovere la propria azienda rendendola ben visibile all’interno del Network, segnalandone ad esempio i servizi e le offerte attraverso e.mail mirate e non solo. Si tratta quindi di una concessionaria per le aziende, che si sviluppa attraverso il sito www.managerservizi.com e che utilizzerà come strumento principale il portale di Connecting-Managers®

Come viene realizzata in concreto questa mission?

Connecting-Managers® è ormai una Community che vanta oltre 40.000 associati: essi lavorano nelle aree di Comunicazione e di Marketing ed il nostro obiettivo è farli interagire il più possibile, accorciando le distanze che senza l’ausilio di Internet sarebbero insormontabili. Il progetto, quindi, non è che un nuovo “collegamento” per coloro che desiderano “farsi largo” nel mondo delle aziende avvalendosi dell’appartenenza ad un Network ben avviato come il nostro. Chi desidera andare oltre i comuni mezzi di promozione e pubblicità ha qui l’occasione per farlo, per di più a condizioni economiche decisamente vantaggiose. Va da sé che i soci del Network, proprio per la professione che svolgono, sono il target ideale per la promozione della propria azienda. Importante è ricordare che Connecting-Managers® è un portale sempre aggiornato ed ai primi posti sui principali motori di ricerca, quindi strumento ideale per diffondere le informazioni, ricevere utili notizie nell’ambito del proprio settore e guadagnarsi visibilità.

Quali sono nello specifico i servizi offerti? Si tratta di soluzioni standard per fornire visibilità alle aziende?

Ci sono servizi di visibilità, convenzioni, eventi ed offriamo servizi innovativi. Saranno lanciati poi altri servizi per fornire un’offerta sempre più completa e d’alto livello. Ogni soluzione è personalizzata e tutti, sia la piccola azienda che la grande, possono investire con Connecting-Managers® perché i costi sono davvero competitivi. Ognuno può richiedere informazioni e richiedere la propria soluzione personalizzata scrivendo a info@managerservizi.com

Che rapporto c’e’ tra Connecting-Managers® e Manager Servizi®?

Manager Servizi® è uno dei tanti servizi offerti ai soci del Network, forse il più interessante offerto finora. La Community continua a crescere giorno dopo giorno: è tempo di pensare in grande e consolidare la nostra credibilità, per la soddisfazione di chi si iscrive ed entra in contatto con noi. Vogliamo creare contatti proficui e facilitare lo sviluppo del business, fare di un socio uno sponsor, scambiare servizi, collaborare: non ci stanchiamo di ripeterlo. La nascita di una concessionaria è la nascita di qualcosa di concreto che garantisce finalmente un servizio personalizzato, accurato e sicuro.

La ringrazio per la Sua disponibilità Dr. Fusco

Intervista a….Lorenzo Orlandi

(intervista realizzata per Connecting-Managers)

Buongiorno Dott. Orlandi, Lei è Project Manager di Spons Srl. Come è nata Spons? Quali sono le sue finalità?

SponS nasce a fine 2004 riunendo un team di professionisti del mondo del marketing, della comunicazione e della tecnologia, con l’obiettivo di mettere a disposizione delle aziende la propria professionalità, applicata al mondo degli Eventi e delle Sponsorizzazioni.

La nostra missione è quella di offrire in outsourcing una struttura agile e flessibile, altamente specializzata, che supporti le aziende nell’analisi del mercato degli eventi e delle sponsorizzazioni. Supportiamo il marketing e la comunicazione, fornendo un approccio strategico attraverso processi e strumenti necessari per l’ottimizzazione degli investimenti. Imparzialità ed obiettività sono i valori centrali di ciò che pensiamo e facciamo per poter assicurare il miglior rapporto tra investimento e ROI.

Investiamo notevoli risorse nella ricerca e nel monitoraggio continuo del mercato per sviluppare delle sponsorizzazioni efficaci. Crediamo fermamente nell’utilizzo di diversi strumenti di valutazione abbinando qualitativa e quantitativa, in quanto la valorizzazione dei media non è l’unico indicatore di successo o di insuccesso. Non esiste un solo modo di approcciare la valutazione di una sponsorizzazione, quello più corretto è determinato dagli obiettivi prefissati dal brand attraverso di essa.

Valutiamo oggettivamente le opportunità rappresentate dagli eventi che vengono proposti all’azienda sponsor, e/o misuriamo l’efficacia dell’investimento effettuato. Utilizziamo metodi oggettivi ed un approccio scientifico alla sponsorizzazione.

Aiutiamo le aziende ad utilizzare la leva della sponsorizzazione come elemento integrato della strategia di marketing e comunicazione dell’azienda.

Cosa rappresenta secondo Lei la sponsorizzazione nel panorama attuale della comunicazione?

Il mercato delle sponsorizzazioni è finalmente in fase di maturazione, e sta diventando evidente la necessità di considerare la sponsorizzazione una credibile ed efficace leva di marketing che, come tale, deve essere approcciata in modo strategico e attentamente pianificata con pari dignità degli altri mezzi di comunicazione.

Le sponsorizzazioni rappresentano oltre il 7% degli investimenti in comunicazione aziendale, tale valore è destinato a crescere poiché gli attori del settore si stanno rendendo conto del valore aggiunto delle sponsorizzazioni e delle opportunità offerte dalle stesse.

La sponsorizzazione è una importante opportunità di visibilità del brand ma anche di interazione diretta con clienti, prospect, partner sia per effettuare attività di new business che per consolidare le relazioni correnti.

Quanto è importante per le aziende utilizzare la sponsorizzazione come strategia di marketing?

In un mondo in cui l’affollamento tabellare appiattisce il messaggio lanciato alla massa e soprattutto i valori, la sponsorizzazione consente alle aziende di raggiungere direttamente ed indirettamente target specifici di pubblico e di associare la propria brand ai valori comunicati dall’evento, aumentando la fedeltà e la fiducia del pubblico che vi partecipa.

La sponsorizzazione di eventi permette di creare un vantaggio competitivo, entrando in relazione con clienti o prospect, durante un momento di tempo libero o di relax, e di abbinare il marchio ad una situazione emozionale molto efficace.

Permette inoltre di effettuare azioni di public relation, sampling o test di prodotti ed altre attività esperienziali per generare novi canali di vendita o distribuzione.

Attualmente Lei è responsabile di due progetti atti a supportare le aziende nelle fasi di selezione che precedono quella che si potrebbe definire una ottimale sponsorizzazione. Vuole spiegarci nello specifico i dettagli dei progetti che sta seguendo?

I progetti (Sponsorship Data Management ed Interactive Sponsorship Overview) riguardano due servizi informatici innovativi che abbiamo ideato e progettato in house in seguito ad una analisi delle molteplici problematiche del mercato delle sponsorizzazioni. I servizi possono essere utilizzati singolarmente ma se si desidera aumentarne l’efficacia, possono essere integrati con altri servizi di consulenza di SponS.

Il primo progetto, Sponsorship Data Management (SDM), costituisce un servizio di supporto alla aziende nella gestione delle innumerevoli proposte di sponsorizzazione che vengono loro inoltrate. Permette infatti la riduzione della grande quantità di tempo dedicato alle fasi di: raccolta, gestione e valutazione di tutte le proposte che l’azienda riceve nel tempo.

Brevemente il servizio SDM prevede: l’inserimento di un link alla piattaforma SDM sul sito web aziendale; il servizio di tuning dei dati da parte di SponS (recall, verifica, scrematura ecc.); e l’utilizzo da parte dei manager, di un sistema di ricerca attraverso filtri (periodo, target età, valori, visibilità diretta/indiretta, budget, segmento/sottosegmento, propensione all’acquisto, area geografica) all’interno del database personale che verrà creato. In questo modo verranno visualizzati ed analizzati dai manager solamente gli eventi in linea con gli obiettivi aziendali.

Il secondo progetto, Interactive Sponsorship Overview, è decisamente più complesso ed ha richiesto un notevole impegno per la sua progettazione ed il suo sviluppo.

I-SO è un servizio on line per il monitoraggio costante delle attività di sponsoring effettuate in Italia. Attraverso questo strumento, l’azienda che acquista il servizio sarà in grado di avere in tempo reale una situazione dello status e delle tendenze del mercato e dei competitor diretti, identificare l’affollamento di un segmento di sponsorizzazione e determinarne a priori le potenzialità di successo investendo su di esso.

L’approccio metodologico della nostra ricerca è improntata al monitoraggio continuo del mercato degli eventi e delle sponsorizzazioni, attraverso media specializzati e generalistici. Dall’incrocio di tutti i dati raccolti verranno generate dalla piattaforma I-SO delle schede aggiornate sugli eventi (con relativi sponsor) e sulle aziende del settore (con relativi eventi sponsorizzati).

La reportistica grafica di istogrammi e torte, potrà essere sviluppata sulla base dei seguenti termini di valutazione: aziende, segmento di sponsorizzazione, territorio, budget, periodo. Tutti i parametri possono essere visualizzati per: situazione generale (ripartizione degli investimenti del settore merceologico per segmenti di sponsorizzazione es: automotive>cultura) oppure focused (ripartizione di alcuni brand selezionati per un settore specifico di sponsorizzazione es: Brand X+Y>Sport>Vela).

Oltre ai dati analitici, il sistema può fornire anche informazioni sugli eventi sponsorizzati dai competitor, come audience diretta ed indiretta, visibilità media, sponsor presenti, e degli orientamenti di budget di investimento.

L’obiettivo dei due progetti è comune: fornire on line alle aziende, in modo analitico ed aggiornato, molteplici informazioni riguardanti la situazione del mercato delle sponsorizzazioni al fine di ridurre i tempi di analisi, migliorare le scelte ed ottimizzare gli investimenti.

Cosa ne pensa di un network relazionale come Connecting-Managers?

Il progetto Connecting Manager, attraverso la creazione di una piattaforma di condivisione di informazioni è un ottimo strumento per la creazione di una comunità di operatori appartenenti ai settori più svariati.

Starà poi ai singoli membri fare in modo che la comunità possa continuare a crescere, ed essere veramente “connected”. Ciò potrà avvenire solamente attraverso la pubblicazione e condivisione del maggior numero di informazioni possibili. Questo quando si parlava delle prime community on line, qualche anno fa, era un discorso avveniristico per Italia; oggi credo che gli utenti siano più maturi, e che quindi comprendano l’opportunità che si possono creare attraverso la condivisione delle informazioni. Spero pertanto che i membri della community non si limitino ad essere utenti “passivi” in cerca di informazioni o occasioni, ma che stimolino la crescita della stessa partecipandone attivamente alla crescita!

Dove è possibile reperire maggiori informazioni su Spons?

Il sito www.spons.it può dare maggiori informazioni in merito ai diversi servizi che la società è in grado di fornire alle società nel settore delle sponsorizzazioni, ma il modo migliore per comprendere la nostra attività è certamente quello di mettersi in contatto diretto con noi attraverso diversi strumenti: e-mail: l.orlandi@spons.it mobile 340.5685618 Nome utente Skype: lorenzospons – Tel. Sede VR 045.8342013 Tel. Sede MI 02.56804447

La ringrazio per la sua disponibilità

Informazione dedicata….a portata di clic

Feed RSS sono uno straordinario strumento che sta rivoluzionando le modalità di fruizione delle notizie sul web.

L’uso del formato RSS – Really Simple Syndacation – per la distribuzione dei contenuti on line, non è poi così recente. Già da qualche tempo il formato RSS viene utilizzato dai blogger per esportare i post del proprio blog all’interno dei blog aggregator, ovvero siti internet che ospitano una raccolta di post selezionati dai blog più seguiti.

Nonostante sia ancora molto limitato il numero di internauti che ricorre ai Feed RSS per essere costantemente aggiornato sulle tematiche di proprio interesse, la tendenza sembra destinata a cambiare verso una progressiva espansione del fenomeno in un futuro molto prossimo.

Gli utenti del web, infatti, ancora non hanno appreso appieno le potenzialità di questo strumento che si sta rivelando come un nuovo modo di fare informazione e di essere informati.
Grazie ai Feed RSS è infatti possibile ricevere un’informazione dedicata, personalizzata.

L’utente può creare una sorta di “pacchetto” su misura per reperire e gestire le informazioni di proprio interesse, attraverso una selezione delle fonti da cui ricevere notizie e continui aggiornamenti.
Tutte le informazioni arrivano direttamente nel lettore di Feed e vengono aggiornate in modo automatico, semplicemente collegandosi ad internet, senza la necessità da parte dell’utente di accedere ogni volta all’interno dei portali che più lo interessano.
Le notizie raccolte nell’aggregatore di Feed possono essere conservate nel proprio lettore e consultate in qualsiasi momento.

Ma quali sono i passi da compiere per avere tutte le informazioni a portata di clic?
E’ necessario prima di tutto scaricare un aggregatore di Feed RSS. Un esempio di programma tipico per la fruizione di documenti RSS è FeedReader, un software semplice e gratuito.
Una volta installato è sufficiente reperire nei vari portali l’icona RSScopiare ed incollare l’Url del Feed d’interesse nel proprio lettore, per ricevere in tempo reale tutti gli aggiornamenti su un argomento specifico, scelto dall’utente sulla base di un’accurata selezione.

Aggiornamento costante, selettivo e in tempo reale a portata di clic!

“Come comunicare il sociale”

francesco pira
Si apre con la prefazione del Prof. Antonio La Spina, eminente sociologo, l’ultimo libro diFrancesco PiraCome Comunicare il Sociale”, edito dalla FrancoAngeli.

Un saggio rivolto agli operatori del settore – pubblici e privati – , agli studenti dei corsi in Relazioni Pubbliche e Scienze della Comunicazione e a coloro che frequentano Master in Comunicazione Sociale e Pubblica, che si pone l’obiettivo di illustrare gli strumenti e le funzioni della comunicazione sociale.
Il volume vuole infatti essere uno strumento di lavoro per tutti coloro che operano nel sociale, ma anche un punto d’origine per un’ampia riflessione intorno alla comunicazione sociale.

Nel primo capitolo vengono delineati i principi costitutivi della comunicazione sociale al fine di definirne gli ambiti di applicazione e di identificare i diversi attori che utilizzano questa forma di comunicazione – gli enti pubblici e le organizzazioni no-profit -

Nel secondo capitolo il livello di analisi si sposta verso i concetti di “comunicazione pubblica” e “comunicazione sociale”. Vengono infatti tracciati i lineamenti distintivi dei due tipi di comunicazione affermando, in conclusione, che non si può parlare di una separazione tra i due ma, piuttosto, di punti d’incontro tra le due tipologie, riscontrabili nel contenuto.
Ampio spazio viene dedicato alle esperienze più recenti ed efficaci di comunicazione sociale a cui Enti pubblici ed organizzazioni no-profit hanno dato vita, al fine di presentare al lettore una serie di case histories che siano spunto per una riflessione sul fenomeno e sulla sua evoluzione in Italia.
Il terzo capitolo è dedicato al rapporto tra non profit e imprenditoria e mira alla comprensione dei cambiamenti derivanti dall’introduzione del principio di Responsabilità Sociale d’Impresa.
Vengono illustrati i concetti di “Sviluppo Sostenibile” e di “Marketing Sociale”, delineando gli ambiti di applicazione di quest’ultimo e le strategie utilizzate per la raccolta fondi, una delle attività più critiche per le organizzazioni no-profit.
Numerose le testimonianze presentate, allo scopo di offrire al lettore esempi concreti cui fare riferimento per impostare efficacemente le proprie azioni.
Particolarmente significativa la conversazione dell’autore a Bangalor, in India, con Sri Sri Ravi Shankar, animatore della Fondazione Art of Living organismo riconosciuto dall’Onu.

Nel quarto capitolo la riflessione è incentrata sul ruolo dei media e sul loro rapporto con la comunicazione sociale, sull’introduzione delle nuove tecnologie, come internet, e sul loro apporto ad una comunicazione senza intermediari lontana dai processi di newsmaking dei media tradizionali.
Particolare rilievo viene dato al giornalismo sociale, che viene presentato attraverso un percorso che va dall’esperienza capostipite di John Bird – presentata attraverso un’intervista – e del suo “The Big Issue”, per arrivare alle agenzie di stampa specializzate nella comunicazione sociale, una realtà professionale vivace ed in crescita.

L’ultimo capitolo, strettamente connesso al precedente, affronta il tema delle nuove tecnologie e di come queste stiano cambiando il modo di comunicare.
L’innovazione tecnologica si presenta come una grande sfida per gli operatori del sociale, poiché il processo di continua evoluzione in atto rischia di generare un “digital divide” proprio in ambito sociale nel quale si opera, invece, per cercare di eliminare le disparità ed offrire benessere e servizi alle fasce più deboli della società.
In questo capitolo è stata inserita l’indagine, con i dati aggiornati al marzo 2005, “Monitoraggio dei siti non profit” realizzata per l’Università di Udine e pubblicata per la prima volta nel marzo 2004, un interessante spunto di riflessione su come le tecnologie sono utilizzate e su quali sono le strategie di miglioramento da utilizzare.

Il volume si chiude con un’intervista a Giovanni Anversa autore e conduttore di “Racconti di vita“, uno dei giornalisti di riferimento per il mondo del sociale.

Intervista a….Francesco Pira

Intervista a Francesco Pira

E’ da poco uscito nella collana di Sociologia della Franco Angeli il suo nuovo libro “Come Comunicare il Sociale”

Franceso PiraPerché scrivere un libro sulla comunicazione sociale?

Questo libro nasce da due esigenze.
La prima è quella di mostrare agli studenti del corso di comunicazione sociale gli strumenti e le funzioni della comunicazione sociale, ma soprattutto di informarli riguardo a tutte le iniziative che ci sono in Italia. Quindi è un’esigenza concreta e pratica.
La seconda è un’esigenza personale, perché ho lavorato molto nella comunicazione sociale e questo libro rispecchia molto i miei valori.
In questo libro ci sono tanti desideri, tanti sogni. C’e’ molto cuore. Ci sono le mie esperienze. Quella in India, durante la quale ho avuto modo di parlare con Sri Sri Ravi Shankar, animatore della Fondazione Art of Living; l’incontro con John Bird, il fondatore di «The Big Issue», e quello con Giovanni Anversa autore e conduttore di Racconti di Vita nonché uno dei giornalisti di riferimento per il mondo del sociale.

Nel suo lavoro viene affrontato anche il tema della Responsabilità Sociale d’Impresa. Cosa possiamo dire in proposito?

Quello della Responsabilità Sociale d’Impresa non è un concetto molto chiaro nel nostro paese.
Responsabilità Sociale d’Impresa non vuol dire solo dare soldi alle associazioni di volontariato.
Responsabilità Sociale d’Impresa comporta una profonda evoluzione della cultura e del modo di fare impresa, significa credere in questo valore e in un paese come l’Italia non è facile.
Nel nostro paese ci sono delle profonde contraddizioni sociali che impediscono la completa e rapida affermazione di questo principio.
Purtroppo nessuno ci dà la certezza che i prodotti lanciati sul mercato dalle aziende non siano frutto del lavoro minorile o di immigrati. L’Italia sotto questo punto di vista è molto indietro rispetto agli altri paesi.

Lei sostiene che politica e volontariato abbiano tanti punti in comune. Ma qual è il diverso uso che fanno dei media?

Il rapporto tra i media e la comunicazione sociale non ha funzionato sempre bene, ma non solo per colpa dei media.
La comunicazione si avvicina al sociale solo in casi eccezionali, è difficile che i media si occupino delle associazioni di volontariato.
Quindi bisogna chiedersi se queste associazioni siano davvero capaci di comunicare.
Sicuramente è necessario rivedere il rapporto tra i media e la comunicazione sociale perché è importante trovare uno spazio anche per il sociale.
La politica, invece, non ha trovato i linguaggi adatti per i giovani e, sicuramente, anche gli strumenti.
E allora meglio dedicarsi al volontariato, alle associazioni non governative. Meglio dialogare sui blog che rimanere per ore seduti tra il pubblico di un talk show televisivo ad ascoltare i politici.
Per chi, come me, ha cercato di monitorare il rapporto tra giovani, politica e volontariato in fasi diverse e per ragioni diverse, nulla di nuovo all’orizzonte. Anche se rimane interessante la “certificazione” arrivata da parte della Commissione Europea che ha studiato i comportamenti delle nuove generazioni in otto paesi dell’Unione (Austria, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Italia, Slovacchia e Regno Unito).
Soltanto il 43% dei giovani intervistati dalla Fondazione Iard, l’ente no profit che ha condotto la ricerca nel nostro paese, ha dichiarato di essere sensibile alla partecipazione politica. Ma in generale i ragazzi europei associano la politica a “vuote promesse”, “corruzione”, ma anche un “gioco per gente di una certa età”.
Sono giovani che, soprattutto in Italia, apprendono e cercano di capire la politica dalla tv.
Una politica che al contrario di altri paesi, come l’Estonia e la Finlandia, non ha ancora capito l’importanza di internet.
Chissà se dopo questa indagine i dirigenti dei partiti capiranno che devono parlare con i giovani in una lingua comprensibile e quindi non certamente in politichese. Ma non siamo molto ottimisti.
E’ anche vero che il 63% dice di essere disinteressato, soprattutto perché non capisce la politica. Sono in pochi coloro che cercano di trovare nella politica degli ideali, ma poi i loro sogni vengono uccisi dai sistemi dei partiti protesi ad imporre una linea più che a costruirla insieme.
Ed ecco che quanto rileva o forse è meglio dire rivela l’indagine è quanto già sapevamo.

Il fenomeno “blog” è in forte espansione. Cosa ne pensa in proposito?

I blog su internet, questa piccola invenzione che permette di collegarsi con il mondo e scrivere quello che si pensa, possono diventare una valvola di sfogo importante.
Un modo per farsi ascoltare o leggere anche da pochi coetanei, ma sicuramente un modo per far sapere cosa si pensa e non ascoltare e basta!
Allo stesso modo il volontariato può rappresentare un’occasione. Un modo per mettersi a disposizione degli altri. Per fare esperienza, per capire che si può essere utili alla società con piccoli grandi gesti. Ed il volontario è sempre alla pari di un altro volontario. Non viene giudicato ma ascoltato. Viene apprezzato per le sue qualità ma la caratteristica migliore è quella di lavorare in silenzio. Eppure volontariato e politica hanno tanti punti in comune.
Ed anche le modalità di reclutamento, se pensiamo all’antico modo di far politica, a volte sono simili. Ma oggi il punto che fa la differenza è la capacità di comunicare e quindi di ascoltare.
La forza di tradurre in gesti i propri ideali ed il proprio modo di essere cittadino responsabile.
Per comunicare c’è bisogno di saper ascoltare. Questo il mondo del volontariato l’ha capito, ed è questa la chiave del successo, un po’ meno la politica che spesso conta i numeri ma non fa contare gli individui.
Un suggerimento a tutti i re e le regine dei principali programmi d’intrattenimento: invitate i giovani e fateli parlare. Hanno tanto da dire e da far sapere. Diversamente continueranno a scrivere le loro idee sui blog, ma noi non avremo modo di conoscerle e questo non è un vantaggio per nessuno. Figuriamoci per i partiti politici…

Vuole aggiungere qualche altra considerazione sul suo libro?

Si, che questo libro non tratta solo di teorie, tecniche e pratiche della comunicazione sociale.
E’ un libro che parla di persone che agiscono.
Un giorno un missionario mi disse che “il vero potere è fare le cose per gli altri”.
Il libro ha questo potere, fa comprendere l’importanza di fare qualcosa per gli altri.

La ringrazio per la sua disponibilità.

Intervista a….Maurizio Goetz

Intervista a Maurizio Goetz

Come e quando è nata Virtual Strategic Marketing?

Veltroni
Virtual Strategic Marketing è uno studio di consulenza di marketing e di comunicazione specializzato nei temi del marketing user centered e della comunicazione digitale. E’ nato esattamente dieci anni fa, nel settembre 1995 da una mia intuizione, quella di legare il marketing ad internet, un medium che cominciava a dare i primi segni di vitalità per quanto riguarda il suo utilizzo ai fini di marketing. Da allora il marketing digitale è cresciuto notevolmente.

Di cosa si occupa?

Oggi il focus non è più internet ma tutti i media digitali, come le televisioni digitali (sulle diverse piattaforme), il mobile, i call center, l’ambient advertising. Personalmente mi sono sempre occupato di ricerca e sviluppo per i nuovi formati della pubblicità e ho avuto grande soddisfazione ultimamente dalla collaborazione con Sipra per i nuovi formati della pubblicità sulla televisione digitale terrestre. Ho sempre lavorato quasi esclusivamente con aziende e agenzie molto innovative che non avevano paura di sperimentare nuovi linguaggi e nuovi modelli di marketing. Negli ultimi quattro anni ho fatto molta ricerca sui formati alternativi della comunicazione di marca sull’Iptv, sui blog, videoblog, podcast e sto cercando nuovi soggetti (editori, agenzie e investitori pubblicitari) interessati alla sperimentazione.

Ci vuole raccontare qualche case history interessante?

Potrei raccontare molti aneddoti interessanti, ma mi piace sottolineare che la mia attività pionieristica nonostante la grande fatica mi ha dato sempre grandi soddisfazioni. Sono stato il primo in Italia a progettare campagne di comunicazione su internet in modalità pay per performance, ho avviato uno dei primi progetti in Italia di affiliation sul web, ho implementato il primo progetto di search engine marketing multilingua (in giapponese, coreano e cinese) e molto recentemente mi sono divertito a ripensare insieme all’Istituto Europeo di Design e Kora, la promozione interattiva per la televisione digitale terrestre, con un innovativo format sviluppato per Alcatel, che ha vinto un premio speciale al premio I-spot della pubblicità interattiva di Rai e Sipra . Dico sempre che la case history più interessante sarà quella che ancora deve essere scritta. Chissà se tra quelli che ci leggono c’è qualcuno che mi aiuterà a progettarla.

Come possiamo contattarla?

Sono sempre disponibile al mio indirizzo di posta elettronica m.goetz@vsm.it, ma se volete leggere qualche mio articolo, potete sempre visitare la mia rubrica sul portale del marketingwww.mymarketing.net, dal titolo “Riflessioni Digitali”, oppure visitare il mio blog che tratta i temi del nuovo marketing relazionale www.marketingusabile.blogspot.com.

La ringrazio per la sua disponibilità

Intervista a….Prof. Giovanni Siri

VeltroniIntervista al Professor Giovanni Siri

Con l’anno accademico 2005/2006 verrà attivato, presso l’Università San Raffaele di Milano, un nuovo Corso di Laurea in Scienze della Comunicazione – curriculum in Consumi, Pubblicità e Relazioni Pubbliche, così abbiamo deciso di incontrare il Professor Giovanni Siri.
(intervista realizzata per Comunitàzione.it)

Professore buongiorno, e benvenuto su Comunitàzione. Grazie innanzitutto per aver accettato il nostro invito a presentare il nuovo Corso di Laurea. Qual è l’obiettivo del corso?

Il corso di laurea – che appartiene solo per quest’anno alla Facoltà di Psicologia ma che dal prossimo (si tratta di tempi tecnici burocratici) apparterrà ad una Facoltà di Scienze della Comunicazione – intende formare la nuova classe dirigente che dovrà domani governare le imprese ed i mercati con competenze che li mettano in grado di collegare imprese e mercato alla società ed alla sua evoluzione, ai bisogni ed alle persone, ai fattori immateriali della cultura, dell’immaginario, dell’identità personale.
Si tratta di ripetere, attualizzandolo ad oggi, ciò che la Bocconi rappresentò a suo tempo per l’economia classica basata su assunti meccanicistici, razionalistici ed universalistici in cui la macchina economica pareva muoversi con leggi autonome. Oggi l’evoluzione storica rende necessaria una gestione delle variabili di mercato e d’impresa in sintonia con la società, i bisogni, la comunicazione, i media, i sistemi di aspettative di valore e di personalità.

Cosa c’e’ di diverso o meglio di innovativo rispetto agli altri corsi di laurea in Scienze della Comunicazione?

Contiamo di poter intitolare la nostra facoltà in modo diverso, proprio per sottolineare la differenza. Il nostro corso di laurea – quello avviato quest’anno – si intitola “Consumi, Pubblicità, Relazioni Pubbliche” proprio per indicare i contenuti professionali distintivi.
In realtà noi ci caratterizziamo per l’intersezione tra mezzi e tecniche di comunicazione che costruiscono legami sociali e muovono il mercato con la sociologia, la psicologia, la riflessione etica, il marketing strategico, corredati da informatica, lingue, tecniche di RP e di pubblicità.
Insomma ci occupiamo della comunicazione come linguaggio dei consumi e leva di marketing, come tessuto delle organizzazioni produttive, come luogo di formazione dei percorsi di desiderio e di identità.
Una comunicazione molto concretamente operante e produttiva, liquido amniotico del farsi e disfarsi dei mercati e dell’economia ma al tempo stesso della società e delle identità, dei valori e dei bisogni.
Il corso di laurea è a numero chiuso e prevedere la possibilità di accogliere soli 200 studenti.
L’attivazione della facoltà vedrà due corsi di laurea, uno sui consumi ed uno sui media, per un totale di 200 iscritti selezionati con un test di ingresso.
Il numero chiuso è legato alla necessità assoluta di lavorare in gruppi a stretto contatto con i docenti e con le aziende che saranno nostre partner, con ricerche e stage, con workshop e seminari, con casework.

Le iscrizioni al PRIMO test di ammissione si sono concluse il 14 Luglio. Perchè effettuare un SECONDO TEST?

Abbiamo articolato in due momenti la selezione per poter lavorare con più attenzione e consentire ai più motivati un accesso immediato che ci consenta anche di cominciare a settembre ad incontrare gli studenti e costruire il percorso.
Nel primo test del 14 Luglio abbiamo selezionato un primo nucleo di studenti, mentre la maggioranza confluirà (Tutti i test di selezione in tutte le università avvengono a settembre : noi abbiamo voluto dare un segno di diversità anche con questa doppia possibilità) a settembre.
Comunque, nonostante l’entità elevata di contatti, non andremo oltre il numero di 200 persone complessivamente.

Come sarà organizzato il percorso didattico? Su cosa si concentrerà l’offerta didattica?

La didattica avrà momenti di interfaccia con i docenti, casework e workshop anche con professionisti e manager o con docenti esterni, momenti di laboratorio, momenti di ricerca-stage.
Ci saranno tutor dedicati specificamente ad aiutare l’integrazione tra esperienze e studio, e momenti di lavoro di gruppo.
Quali saranno le principali discipline studiate?
Quattro pilastri disciplinari : Economica e Marketing, Sociologia e Psicologia, Comunicazione (Pubblicità, R.P, Tecniche di Comunicazione), Filosofia Semiotica ed Etica, con un contorno di laboratori (per esempio sul brand), di lingue e d’informatica.
Nelle lauree specialistiche e nei master, che attiveremo fin dal prossimo anno, focalizzeremo su aree più caratterizzate come : la marca e la gestione del brand, la comunicazione nell’area della salute, la ricerca di mercato, l’analisi dei media e dell’audience.

Quali sono i principali sbocchi professionali che lo studente troverà davanti a sé una volta terminato il corso di studi?

Responsabile di strategie di comunicazione nelle imprese, nelle istituzioni o in società di consulenza, esperto di analisi del consumatore, brand manager, strategic planner in agenzie di pubblicità, responsabile della corporate reputation, direzione del personale e degli aspetti di comunicazione interna, consulente per le ricerche di mercato.
Perché è importante “obbligare” lo studente ad uno stage a partire dal secondo anno?
Perché la conoscenza della società dei consumi e del peculiare rapporto impresa-cliente si deve “toccare con mano” e poi farla oggetto di riflessione, o viceversa occorre mettere alla prova gli schemi teorici confrontandoli con la realtà.
Inoltre noi scordiamo che le imprese che ci affiancheranno dovranno conoscere questi studenti perché vogliamo che li considerino “loro” futura classe dirigente.

Crede che lo stage faciliti poi l’ingresso nel mondo del lavoro?

Se fatto in modo organico, su progetti finalizzati, con un piano formativo concordato con le aziende e all’interno di un rapporto di dialogo continuo con le imprese e istituzioni con cui lavoreremo, certo.
Avremo d’altro canto anche un centro di studi e ricerche che darà occasione di incontri, discussioni e progetti tra la facoltà e le imprese o istituzioni che vorranno, attraverso la facoltà/corso di laurea, sviluppare con noi e con i nostri studenti un cammino di riflessione e di cambiamento. E le imprese stanno reagendo bene a questa proposta…

Secondo lei, intraprendere oggi un corso di studi in Scienze della Comunicazione, offre buone possibilità per i giovani laureati di entrare nel mondo del lavoro?

La verità è che per noi la definizione di “Scienze della Comunicazione” è fuorviante. Ma non abbiamo per ora la possibilità di correggerla.
Purtroppo questa dizione copre realtà e progetti formativi molto diversi. Il nostro ha già dimostrato di dare opportunità di lavoro in misura elevata.
Con questa ricalibrazione e con l’impegno qualitativo che ci assumiamo essendo parte del San Raffaele (il secondo ateneo nella graduatoria nazionale, per qualità) aumenteranno questa potenzialità già assai alta.
Questo perché nasciamo lavorando a stretto contatto con il mondo delle imprese che sa di avere bisogno di formare nuovi manager, nuova classe dirigente, nuove metodologie di pensiero e di approccio alla mission aziendale.

Un’ultima domanda. Consigliamo da sempre alle future matricole di scegliere dove iscriversi in base ai curricula dei docenti, e in base alle esperienze concrete e reali dei docenti.
Mi pare che il Corso di Laurea al San Raffaele, da questo punto di vista, offra davvero una vasta gamma di competenze… a chi, principalmente si sente di consigliare il vostro Corso di Laurea?

Stiamo cercando persone che abbiano curiosità per ciò che le circonda e che vivono, ma che abbiano voglia di cercare di capirle più a fondo (non solo di viverle ingenuamente) e di imparare a trasformarle per far crescere se stessi ma anche la società cui apparteniamo tutti.
Persone che sentono di voler capire, di voler progettare, di voler gestire relazioni, di avere a che fare con un mondo di individui che cercano e desiderano, e con una realtà complessa di imprese, mercato e costumi, che tentano di capire e rispondere a questi progetti, bisogni e desideri…
Insomma abbiamo bisogno di giovani che sanno stare nella realtà con la voglia di capirla e trasformarla, che vivano i consumi con il desiderio di capirne la profondità e di non intenderli solo come evasione o sfruttamento, che vogliano coniugare il mercato ai valori ed ai bisogni delle persone.

La ringrazio per la sua disponibilità

Intervista a….Vito Madaio sui servizi di consulenza TenStep Italia

(intervista realizzata per Comunitàzione.it)

VeltroniBuongiorno Sig. Madaio. Bentornato su Comunitàzione.
TenStep Italia è una società specializzata nello sviluppo di Metodologie di Project Management, all’avanguardia nella fornitura di servizi di consulenza e formazione.
Abbiamo già parlato con lei del Project Management e di quelli che sono l’offerta formativa e i prodotti TenStep Italia
Parliamo ora dei servizi di consulenza offerti da TenStep Italia.

Quelle offerte da TenStep Italia sono soluzioni standard o possono essere personalizzate in base alle esigenze del cliente?

La consulenza che offre TenStep Italia riguarda soluzioni personalizzate in base alle esigenze del cliente, anche se la base di conoscenza sulla quale si fonda, per forza di cose, è standard. Vale a dire che adottiamo un approccio già collaudato presso altri clienti internazionali, per dare il massimo in ogni situazione particolare. Noi ci proponiamo di riprendere un progetto in crisi, rispondere ad una gara, avviare un nuovo progetto, fare il check-up dello stato di un progetto, formare nuovi dirigenti, impostare un PMO. Proprio come molti VIP assumono un personal trainer per stare in forma, molti manager impegnati hanno bisogno di un personal coach che li aiutia fare di più e meglio. In questa ottica siamo in grado di definire un programma di coaching personalizzato per qualsiasi manager in base alle sue necessità.

In cosa consiste il programma di Coaching e Mentoring fornito da TenStep Italia? In che modo questo servizio può aiutare il cliente?

Un programma di Coaching e Mentoring consiste nell’aiutare un manager a recuperare delle situazioni che gli stanno sfuggendo di mano, senza minimamente diventare invasivi. Al contrario, noi agiamo nell’ombra in difesa della posizione e della carriera del manager o dell’organizzazione che ci utilizza. Si tratta di lasciarsi osservare nel proprio ambiente lavorativo ed accettare delle critiche o quantomeno osservazioni sul proprio operato. Mettersi in discussione è una dimostrazione di intelligenza e non una debolezza come molti temono. Ovviamente i nostri suggerimenti non sono la panacea a tutti i mali, però riescono a far meditare sul proprio comportamento in azienda, ed aiutano a trovare la propria strada. L’attività di Coaching è semplicissima: si individuano delle aree sulle quali intervenire e con brevi incontri si analizzano insieme le varie situazioni. Si parte dal caso reale, e ci si confronta con la prassi più comune ed i casi analoghi a noi noti. Si ottiene un feedback immediato sulla propria situazione che potrà essere oggetto di approfondimenti successivi anche a distanza. Il vantaggio per il manager consiste nell’aver manifestato un suo problema ad un esterno, il quale per professione analizza simili situazioni e gli fornisce uno scenario di soluzioni possibili. Un manager che vuole essere maggiormente apprezzato dalla propria organizzazione e migliorare la propria leadership, deve continuamente crescere professionalmente e personalmente. Chi si ferma è perduto!

Per un progetto è molto importante la documentazione riguardante la gestione progetto e il ciclo di vita del progetto. Quali informazioni può dare TenStep Italia ad un’organizzazione al fine di aiutarla a realizzare una buona documentazione?

Sappiamo tutti che un contratto può essere stipulato anche con una semplice stretta di mano. Ma non sempre è sufficiente. Un progetto che coinvolge più organizzazioni, molte risorse e che dura alcuni anni, deve essere documentato nei minimi particolari fin dal principio. Tuttavia proprio i progetti grandi e di lunga durata incappano in molte varianti in corso d’opera. Se tali varianti non vengono tracciate con rigore, a fine progetto ci possono essere delle brutte sorprese. Il nostro contributo consiste nel sensibilizzare l’organizzazione sull’importanza del controllo dei documenti vivi e nella loro diffusione agli interessati giusti. La documentazione di un buon progetto diventa una best practice, cioè un patrimonio dell’azienda per i progetti successivi, ma non è certo questo lo scopo principale della documentazione. La documentazione ha lo scopo di semplificare la conoscenza del ciclo di vita del progetto ed è il supporto principale di ogni decisione.

Molte organizzazioni, oggi, non seguono metodologie ben definite per portare a termine un progetto. TenStep Italia può aiutare a diffondere in modo capillare all’interno di un’organizzazione una metodologia efficace?

Purtroppo tutti pensano di utilizzare una metodologia. E’ umano. In realtà ogni cosa che facciamo si basa su un’esperienza, documentata nel nostro cervello. I project manager più creativi non gradiscono che la loro azienda imponga delle regole, preferirebbero continuare ad utilizzare il buon senso e la propria inventiva. Questo lusso non è più consentito. Occorrono delle regole codificate e condivise, non solo per rapportarsi all’interno della propria azienda, ma soprattutto per relazionarsi con l’esterno. Con il mercato globale, non si compete se non si è in grado di rispondere ad una gara in modo appropriato ed in tempi sempre più brevi. Questo significa che occorrono schemi di riferimento comuni, standard, in modo da non perdere tempo a determinare la forma di una proposta, ma arrivare subito al nocciolo: farsi capire. Quindi non è più il caso di produrre documenti personalizzati, sempre più difficili da confrontare; occorre, invece, allinearsi su metodologie riconosciute ed accettate a livello mondiale. Il vantaggio è evidente. Dopo qualche anno dovremmo parlare tutti lo stesso linguaggio.

Quali sono i servizi per la gestione del portafoglio progetti offerti da TenStep Italia?

Nessuna azienda ha le risorse per tutte le necessità di business. Un processo di gestione del portafoglio progetti offre la possibilità di scegliere, mettere in priorità, autorizzare e gestire la totalità di lavoro dell’organizzazione. Ciò comprende il lavoro che è stato ultimato, il lavoro in corso ed il lavoro che è stato approvato per il futuro. La gestione del Portafoglio progetti può consentire all’organizzazione di rispondere ad alcune domande di base, molto difficili, riguardo al lavoro fatto ed i benefici prodotti. TenStep Italia dispone di un modello predefinito per implementare la gestione del portafoglio in una organizzazione. Il nostro approccio si limita a dare una serie di consigli pratici, lasciando al cliente la facoltà di applicare tutto o solo una parte della nostra metodologia.

Il nostro intervento generalmente è caratterizzato da:

• Un workshop di un giorno per illustrare le basi della gestione portafoglio progetti e far maturare le decisioni fondamentali.
• Delle sessioni di lavoro congiunto per definire il modello di portafoglio più idoneo al contesto.
• La preparazione di un Business Plan personalizzato con la determinazione dei passi da compiere per arrivare a gestire il proprio portafoglio progetti.
• La definizione di uno schema di riferimento per gestire i progetti nuovi che emergono nel corso dell’anno.

In cosa consiste il servizio Audit di progetto? Qual è il fine delle ispezioni di progetto che può effettuare TenStep Italia?

Il servizio di Audit consiste nell’aiutare il management a comprendere l’effettivo stato di un progetto. A volte occorre molto tempo per rendersi conto che un progetto è in crisi e quando lo si scopre può essere troppo tardi. In pratica una figura esterna, valuta la situazione del progetto analizzando i numeri (cosa abbastanza ovvia) e soprattutto il clima che regna intorno al progetto. E’ facile intuire, con un po’ di esperienza, se insieme ai numeri il progetto gode della fiducia dei principali stakeholder e se vi sono i presupposti per concludersi nei tempi, nel budget e con il livello di qualità predefinito.

Un check-up va considerato un momento di crescita professionale ed è una buona occasione per porsi delle domande semplicissime:
• Se esiste una buona definizione del progetto o un valido capitolato di appalto,
• Se il project manager ha il pieno controllo della schedulazione e del budget,
• Se il project manager gestisce proattivamente schedulazione, budget, rischio, contenuto, qualità, comunicazione, etc. Se ciò non accade può emergere che il team ha bisogno di supporto o semplicemente di più formazione.

In che modo TenStep Italia può aiutarci a definire un progetto?

TenStep Italia può organizzare dei workshop per singoli team di progetto per impostare il processo di Definizione di Progetto. Discutendo il contenuto e l’approccio del progetto si ha la possibilità di condividere gli obiettivi di progetto.

In pratica il nostro approccio consiste nell’aiutare il team a pronunciarsi su:
• gli obiettivi di progetto
• il contenuto del progetto
• le assunzioni fatte per il progetto
• i rischi di progetto ed un piano iniziale del rischio per ogni livello di rischio
• le stime iniziali della durata del progetto, del costo e dell’impegno di risorse
• l’allocazione delle risorse umane e le esigenze organizzative
• l’approccio complessivo del progetto
• le raccomandazioni per chi deve rivedere ed approvare la Definizione del Progetto
• i passi successivi

Queste informazioni fondamentali rappresentano la base per avviare un progetto e il lavoro non dovrebbe partire senza prima conoscerle.

Il più delle volte un progetto può andare a buon fine anche incontrando qualche piccolo problema. Ma per quei progetti che si trovano in uno stato di “crisi”, TenStep Italia, in che modo può aiutare i suoi clienti?
Tutti i progetti possono avere dei momenti critici, ciò non significa che non si possono concludere positivamente, magari con qualche piccolo sostegno. Il nostro servizio sui progetti in crisi prevede:
• L’accertamento del fatto che il progetto è realmente in crisi. Se lo è, si individuano le possibili azioni correttive, oppure se è necessario un intervento più radicale.
• La determinazione delle cause dei problemi. (di fronte alle politiche aziendali ovviamente ci si ferma, ma si fa riconoscere che quella è la causa e non altre).
• La definizione di un Piano di Recupero con relativi sacrifici per concludersi o la giustificazione di una proposta di abbandono.

Dove possiamo trovare maggiori informazioni sui servizi di consulenza offerti da TenStep?

La ringrazio per l’opportunità che mi ha dato di esporre la nostra visone della consulenza specialistica.
Vorrei aggiungere che il mondo della consulenza è notevolmente cambiato. L’abitudine a convivere per lunghi periodi con il cliente non è più sostenibile. Il cliente vuole dei risultati per ogni servizio di consulenza ed è questo l’approccio vincente. Infatti bisogna essere specialistici e fornire del valore anche con un colloquio di un’ora.
Quanto qui sostengo è ampiamente descritto ed esemplificato nel nostro sito sotto Servizi di Consulenza. E’ un approccio collaudato negli Stati Uniti e portato avanti dal Gruppo TenStep in tutto il mondo.
In ogni caso, i lettori possono contattarmi anche direttamente via telefono, email o modulo di contatto.
Il sito è www.tenstep.it e la mia email vitomadaio@tenstep.it

La ringrazio per la sua disponibilità